Beppe Viola.

Cochi&Renato.
preistoria di una coppia  chiusa in un Pozzetto.

COLLEZIONE QUEI DUE.
1976 Rino Fabbri Editore - Milano.
prima edizione: dicembre 1976.
Copertina di Pippo Ansaldo....
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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L'AUTORE.
Giuseppe Viola, detto Beppe (Milano, 26 ottobre 1939  Milano, 18 ottobre 1982),  stato un giornalista, scrittore, telecronista sportivo  e umorista italiano.
Nato e cresciuto a Milano da famiglia di origine siciliana, fu amico fin dall'infanzia di Enzo Jannacci. Nella citt meneghina ha svolto gran parte del suo lavoro di giornalista sportivo. Ha iniziato a scrivere di sport a met degli anni cinquanta, collaborando all'agenzia Sportinformazione, passando poi in Rai nel 1961. Per la televisione ha lavorato come redattore, come inviato speciale e - dopo una parentesi come radiocronista - anche come telecronista sportivo (calcio, pugilato, ippica, motori).
La sera di domenica 17 ottobre 1982 accusa un malore nell'ufficio del collega Carlo Sassi, nella sede Rai di Milano, mentre si stava montando per l'imminente puntata de La Domenica Sportiva un suo servizio sulla partita Inter-Napoli del campionato di Serie A: viene ricoverato in gravi condizioni per una emorragia cerebrale all'ospedale Fatebenefratelli di Milano, laddove muore la mattina del 18 ottobre a 42 anni.
I suoi organi vengono espiantati; le sue cornee vengono impiantate a una donna, cieca da 15 anni e con sei figli. Dopo la sepoltura a terra e l'esumazione a fine concessione, i suoi resti riposano nel Cimitero di Lambrate, nella sua Milano...

PREMESSA.
Chi non ha scritto un libro non sa cosa ha perso.
Io ho perso due amici, tra i pi cari, e un terzo continua a far dire che non c' quando gli telefono.
Gli amici cui si riferiscono queste immagini sono facilmente riconoscibili. Si chiamano Cochi e Renato, come dice la parola stessa.
A questo punto ci vorrebbe una parentesi per dimostrare che non s bada a spese quando si tratta di un libro come questo.
Nella parentesi si dovrebbero segnalare i dati e i segni particolari dell'autore. Per fare prima diciamo che si tratta di uno scorpione dal volto umano. Avrebbe fatto carriera in TV se si fosse iscritto a un partito qualsiasi o, almeno, ad un club dove s perdono dieci chili alla settimana. I chili in pi sono drammaticamente rimasti al loro posto naturale e per diventare qualcuno non resta allo scorpione dal volto umano che sperare in un libro come questo.
Pensa te.

AVVERTIMENTO
(per chi volesse andare avanti)
L'invidia, l'irriconoscenza e la maleducazione sono ingredienti base per la formazione del genere umanoide. Il bisogno di denaro costituisce l'insana giustificazione per sottostare a qualsiasi imposizione, anche a quella di scrivere un libro su due amici che hanno cambiato casa perch cos non si pu andare avanti e perch i poveri e i ricchi ci saranno sempre.
Chi ha definito i ruoli di questa operazione sfacciatamente commerciale e diseducativa ha preteso che nel libro non venissero pubblicate fotografie dei protagonisti, quasi per non inquinare con l'immagine reale quella fantastica, deteriorata da sentimenti di grossolana gelosia. Voglio avvisare i lettori che Cochi e Renato sono molto pi tutto di quanto appaia nelle pagine a seguire. La bibliografia  di grande aiuto in questo senso.
Durante la stesura l'autore  stato travolto da avvenimenti quasi sempre tragici. L'autore ospita in cuor suo un forsennato desiderio di ricchezza, materiale si capisce. Tutto ci, e il resto non riportato per ragioni di spazio, hanno fortemente inciso sui contenuti politici dell'opera, da questo punto di vista assolutamente inutile. In compenso la forma  scadentissima, malgrado i rilevanti contributi della moglie dell'autore, diplomata in economia domestica, e delle sue tre figlie, tutte regolarmente iscritte presso la scuola elementare di via Devoto in Milano.
Peccato. Avrebbe potuto essere un buon libro a condizione che fossero stati cambiati due elementi: l'argomento e l'autore.
Dalla cabina di regia mi fanno cenno che il tempo a disposizione sta per scadere. Mi sembra di dover fare un'altra cosa... Ah, s, una dedica. Grazie al Cochi e a Renato per tante belle ghignate. Grazie a Enzo, il quale mi ha mollato sul pi bello, come al solito. Avrebbe dovuto scriverlo anche lui questo libro; invece, un bel momento, se n' andato in Tunisia e per tre mesi mi  toccato parlare con la segreteria telefonica.
beppe viola (minuscolo, prego)





CAPITOLO 1.

Prima ancora di conoscersi C. e R. si conoscevano gi. Uno biondo con gli occhi chiari e i capelli morbidi come i materassi a molle, l'altro tutto diverso e sempre sporco di campagna. Si capiva lontano un miglio marino che il Cochi avrebbe imparato benissimo l'inglese anche perch ha sempre avuto la mania delle scarpe coi buchetti qua e l proprio come si usano in Inghilterra. E poi il Cochi aveva un'altra impostazione nel ridere, nel discutere, nel celebrare la festa di San Martino, insomma si capiva che il Cochi presto o tardi avrebbe inventato qualcosa.
(Le parentesi che il lettore trover in queste pagine sono messe apposta per essere trovate dai lettori). Renato non ha mai avuto la passione per i cavalli da corsa, anzi prendeva sempre in giro quelli che andavano alle corse dei cavalli mentre lui batteva Milano in lungo e in largo per osservare la gente che prende il tram senza pagare il biglietto nemmeno adesso che dovrebbe essere quasi un dovere dal momento che non c' pi il bigliettaio. Quando si parla di un personaggio famoso come Renato si comincia sempre dicendo che andava in giro ad osservare la gente anche se  falso. Nel caso di Renato per conviene dirlo per tenerselo buono, un giorno o l'altro gli si potrebbe chiedere un prestito. (Da un po' di tempo non arrivano favoriti, nemmeno nelle corse ad ostacoli che una volta erano la specialit di un mio amico. Qui ci vorrebbe un'altra parentesi per raccontare di questo amico che si chiama S. come i fantini che non hanno nome, ma soltanto l'iniziale e un punto. Penso che sul conto di questo mio amico si potrebbero dire cose interessanti in un'altra occasione e basta).
Renato, si diceva,  un personaggio famoso. Bisogna dirlo spesso e nei posti giusti come nei libri su Renato, nei jumbo jet mentre servono le salviette profumate e nei corridoi degli stadi olimpici dove si trova sempre un sacco di gente interessante. Inutile andare a raccontarlo al bar Gattullo dove Renato  di casa e ha sempre pagato. L lo sanno benissimo perch l'hanno tirato su loro a forza di panini farciti al caviale e con tonno del consorzio. Renato  molto riconoscente agli amici del bar di Porta Lodovica, tanto  vero che appena un regista importante glielo consente lui va l, al bar, e ordina subito un panino per fare la pubblicit. In quel bar Renato ritrova il suo mondo, la poesia della vecchia Milano che ormai sta scomparendo. I padroni del bar sono pugliesi e si vogliono bene tra di loro, perch fa effetto sulla clientela vedere della gente che si vuol bene e al tempo stesso incoraggia la vendita dei panini.
L'ambiente  costituito da miliardari presunti nel senso che osservandoli bene da vicino si scoprono dei poveri cristi che consumano champagne e maionese proprio come i principi russi prima della famosa rivoluzione che li ha costretti ad andare al casin di Montecarlo e a costruire la chiesa ortodossa appena dietro lo striscione d'arrivo della Milano/Sanremo.
Renato  molto appassionato di ciclismo perch  sport popolare e faticoso. Possiede infatti una Rolls Royce che ha comprato da Moratti quando questi non se l' pi sentita di spendere un sacco di soldi di benzina, una casa mobile (Renato dice che  umana perch gli ricorda un suo vecchio padrone di casa), sette o otto automobili per girare a piedi, una limousine lunghissima e blu per farla guidare da Teo Teocoli e far fare "oh!" quando passa, una fuoristrada che gli serve sempre casomai ne avesse bisogno, e una motocicletta giapponese 750 di cilindrata per andare a trovare i contadini della sua terra, quella che gli ricorda la sua infanzia, il suo mondo che sta scomparendo. Ci nonostante Renato ama molto il ciclismo e tutti sanno che sta mettendo via i soldi per comprarsi una bicicletta, il sogno della sua vita. Il signor Achille Manzotti (ne sentiremo parlare molto presto) sostiene per esempio, proprio per fare un esempio, che Renato si  dato al cinema per comprarsi una bicicletta cromata. Si dice sempre cos quando si vuol nascondere la verit e il signor Manzotti  uno di quelli che gli rampa molto dire il contrario della verit. (Il verbo rampare usato in chiave riflessiva significa amare, godere, piacere. Insomma "gli rampa" tradotto significa "gli piace").
Il Cochi  uno molto intelligente. Legge i giornali inglesi perch dicono sempre quello che pensa lui, il Cochi, e per fare esercizio. Il suo interesse maggiore  per tutto ci che di inglese c' a Milano. Il console  un amico di Cochi da molti anni. Gli vende un sacco di roba che lui non mette pi. Se vi capitasse di incontrare il Cochi da qualche parte, potete star certi che presto o tardi da quelle parti l passa anche il console inglese. Quando s'incontrano si fanno un sacco di complimenti e non parlano mai di Renato per ragioni di opportunismo. Questa  la registrazione stenografica di uno dei loro ultimi incontri.
Cochi: - Oh, caro console inglese, che piacere vederla...
Console: - Oh, caro Cochi, il piacere  mio...
Cochi: - Sempre molto gentile.
Console: - Ma le pare, Cochi.
Cochi: - Ha visto che tempo?
Console: - Terribile...
Cochi: - A me sembra un tempo bellissimo.
Console: - In effetti  bellissimo e terribile.
Cochi: - Per voi inglesi  tutto terribile.
Console: - Anche lei dovrebbe imparare e dire certe cose.
Cochi: - Le chiedo scusa console, ma questa volta mi sono proprio dimenticato.
Console: - Cerchi di stare un po' pi attento la prossima volta senn non le vendo pi la Jaguar.
Cochi: - Lei dice sempre cos, poi per la Jaguar me la vende lo stesso. Mi ricordo che una volta lei disse proprio cos e poi la Jaguar me l'ha venduta lo stesso.
Console: - L'Inghilterra apprezza molto il suo interessamento alla nostra industria. Proprio ieri parlavo di lei con una bellissima signora di Vigevano. Questo Cochi, mi ha detto, dev'essere proprio una persona perbene...
Cochi: - Signor console perch non mi vende qualche vestito...
Console: - La prego... Sta parlando una signora.
Cochi: - Le darei quindicimila lire.
Console: - Affare fatto.
L'incidenza dell'educazione inglese sul Cochi  determinante ai fini della sua carriera. La perfetta conoscenza della lingua e delle abitudini di quel paese gli ha consentito di costruire una specie di impero culturale che, se ha danneggiato definitivamente il suo rapporto con Renato, gli ha offerto l'occasione di viaggiare e di fare amicizia col console inglese. La moglie di Cochi, Alda, e le tre bambine sanno che un domani possono affrontare le insidie della vita a testa alta, proprio come fanno quelli che hanno una tradizione alle spalle e un prestigio da mantenere.
Quando si parla del Cochi  importantissimo far sapere che conosce l'inglese e un sacco di gente importante. Lui ci tiene molto e se viene a sapere che non si rispettano certe regole del gioco  capace di compiere gesti insensati. Una volta il signor Achille Manzotti (tra poco ne sentiremo delle belle sul suo conto) non l'ha detto chiaro e tondo e il Cochi s' tinto i capelli di rosso.
Era l'anno 1974. Il boom italiano era finito da un pezzo e alla tv di Milano si registrava una trasmissione dal titolo emblematico "Il poeta e il contadino". Nel corso di quell'anno accaddero fatti molto importanti per la vita e la carriera di Cochi e Renato. Ma procediamo con ordine come dice l'on.le Almirante quando non lo lasciano parlare.




CAPITOLO 2.

 possibile che qualcuno di voi, il riferimento ai lettori  evidente, avr sentito parlare di Enzo Jannacci la cui vita  sempre stata un sussulto di invenzioni e di anticonformismo. Poeta, musicista, scienziato, talent scout, karateka, milanista, questa ed altre cose si potrebbero citare per arricchirne la presentazione. A sentir lui, Renato gli avrebbe rubato i nastrini con la registrazione de "L'inglese in un mese", episodio questo molto noto ai frequentatori abituali del clan Jannacci-Pozzetto-Ponzoni, ma che il grosso pubblico non conosce come invece la storia richiede.
Il fatto  accaduto un paio di anni fa, quando Renato decise di imparare la lingua inglese senza farlo sapere in giro. Proprio in quel periodo Jannacci frequentava una scuola altamente specializzata nell'insegnamento dell'inglese. Naturalmente a quella scuola si era iscritta anche la Pupa, moglie di Enzo, un po' per interesse culturale, un po' per stare accanto al marito. L'operazione avrebbe consentito ai coniugi in questione di intraprendere un lungo viaggio in uno dei paesi dove la lingua inglese  indispensabile per sopravvivere. (Se dipendesse dall'autore qui ci vorrebbe una bella parentesi). Venuto a conoscenza di quel progetto, Renato si sent trascurato e decise di fare altrettanto e di anticipare l'amico. Acquist i famosi nastrini e cominci ad esercitarsi come una bestia. La gara fu lunga e massacrante. Ignaro di quanto stesse facendo Renato alle sue spalle, Jannacci in un giorno di primavera avanzata si confid col Cochi che come tutti sanno conosce l'inglese perfettamente. Per un certo periodo i tre si incontrarono senza danneggiarsi reciprocamente, insomma come avevano sempre fatto. Ridevano e scherzavano e andavano al Capolinea, ignorando e nascondendo le proprie intenzioni. Renato, che dei tre  sempre stato il pi subdolo, fingeva di non sapere una parola di inglese e piuttosto di ordinare un whisky si buttava a capofitto sul suo bravo bicchiere di barbera, tanto da costringere Enzo a dire: - Renato tu bevi troppo, ti potrebbe fare male.
Di Enzo Jannacci si pu dire tutto, anche che  di sinistra, ma non si pu certo disconoscere le sue qualit umanitarie e la sua vocazione di medico. Non si pu nemmeno trascurare il fatto che in quel periodo Renato bevesse pi barbera del solito. Visto e considerato che non dobbiamo nascondere proprio niente agli acquirenti di un libro come questo, va detto che l'atteggiamento del Cochi in quel periodo era di assoluta neutralit nel senso che gli interventi professionali di Enzo su Renato e i bicchieri di barbera dello stesso Renato erano perfettamente logici anche da parte di uno che d quasi del tu al console inglese.
Passano i giorni, passano le settimane e la situazione, come dicono quelli di tutto il calcio minuto per minuto, non muta.
Il destino ha gli occhi da gatto e il sapore della beffa, ha detto uno che aveva cominciato un libro con queste parole senza essere poi riuscito ad andare avanti.
Pi semplicemente diciamo che il casino si verific al Capolinea, un locale lungo il Naviglio grande dove si suona il jazz e il cui proprietario Giorgio Vanni viene regolarmente ricoverato di urgenza in ospedale un giorno s e uno no per collasso cardiocircolatorio. Infatti quando Cochi e Renato decidevano la sera di andare a spasso, telefonavano a Enzo per ricordargli di portare le apparecchiature da ricovero.
Sono l che cantano, bevono e suonano tutti e tre felici e beati quando entra un sassofonista con la barba lunga e gli stivali e dice: - Questo qui  il Capolinea? - A Renato non  mica vero che gli scappa fuori un yes cos perfetto che uno lo aveva scambiato per Antony Eden, l'ex primo ministro di Sua Maest che ne ha combinate di tutti i colori. Il Cochi e Enzo rimangono allibiti. Renato come un vigliacco si rifugia dietro una fetta di taleggio, finge di parlare con un carabiniere, ma ormai  sputtanato.
- Cosa hai detto? -- gli fa il Cochi incazzato e con tutti i capelli dritti.
- Niente - risponde goffamente Renato e cerca di andare al gabinetto.
- Tu stai qui! - gli impone Jannacci che tutto si aspettava dalla vita (qualcosa sta aspettando ancora adesso: come i soldi da una famosa regista) meno che quel yes da Renato.
- Devo fare una telefonata a casa - fa ancora pi maldestramente Renato, ormai deciso al catenaccio pi umiliante.
- Tu hai detto yes, altro che balle - fa ancora il Cochi.
- No, giuro che non ho detto niente - geme Renato.
- Sei veramente un pezzo di merda. Dimmi chi t'ha insegnato a dire yes al primo sassofonista che passa - gli dice Enzo, col sangue negli occhi.
- Puttana Eva, se vi dico che io non c'entro... Sar stato l'eco. -  l'ultimo, disperato tentativo di autoscagionamento da parte di Renato, che subito dopo crolla.
Perquisizione in via santa Croce numero... (non si pu dire). La Brunella, alias signora Pozzetto,  costretta a guidare i perquisitori in ogni angolo dell'appartamento. La moquette  calpestata con rabbia, il frigorifero saccheggiato, fino a quando non saltano fuori i nastrini, uno pi bello dell'altro, seminuovi, avvolti in una scatola di cioccolatini con la scritta "L'inglese in quattro-cinque giorni, ma sempre prima di Jannacci".
- Questa roba me la becco io. - dice Enzo - Cos impari a fare il furbo.
Cochi: - Renato, hai fatto proprio una figura di merda. Da te non me lo sarei mai aspettato. Sei un mascalzone.
Fu una notte tragica. La Brunella, in calzamaglia e pantofolone, era disperata. La Checca e il Giacomino, gli occhi arrossati dalla vergogna, subirono un atroce dramma. Conobbero il vero volto del loro padre, un uomo meschino e volgare. I due poveri bambini ne portano i segni ancora adesso e chiss domani che sar di loro. La scorrettezza di Renato e la sua infamia fecero subito il giro delle trattorie di Milano ancora aperte a quell'ora. Achille Manzoni (...) tampon con la consueta solerzia riuscendo ad evitare uno scandalo clamoroso. Insomma la cosa non venne divulgata per rispetto ai bambini e alla signora Brunella, la quale per ricevette quasi subito una telefonata da Helmut Berger che si dichiar disposto a qualsiasi cosa pur di farla dimenticare.
Il Cochi e Jannacci lasciarono l'appartamento della vergogna disgustati e raccontarono tutto al Ninone che  sempre stato il padre di tutta la combriccola.
- Bisogna dargli una lezione - sentenzi il Ninone dall'alto della sua autorit, dopo aver addentato 50 mila lire di brioches. (Adesso, ditemi voi, se qui non servirebbe una bella parentesi per spiegare un po' a tutti chi  'sto Ninone?) Si sa come  lunga la giustizia in Italia e cos il processo ai danni di Renato non fu mai istruito. Jannacci si tenne i nastrini, Cochi la sua padronanza della lingua e (quasi) tutto fin nel dimenticatoio, al punto che Jannacci e la Pupa decisero di compiere quel famoso viaggio in Svizzera, dalle parti di Les Diablerets.




CAPITOLO 3.

L'episodio dei nastrini incrin per la prima volta la serenit del suddetto clan e fece anzi nascere la convinzione in due dei tre componenti che il terzo fosse un'autentica carogna. Che Renato fosse un po' pi spregiudicato degli altri lo conferm un giorno di primavera inoltrata anche un guaritore della Brianza dove uno dei due, e qui non vorrei andare troppo in l con le indiscrezioni, si rec perch sofferente di artrosi cervicale. Il guaritore era uno che aveva sul comodino la fotografia di papa Giovanni e appese sul muro un sacco di lettere di ringraziamento scritte da suoi ex pazienti. Era proprio convinto di essere un guaritore e non finiva mai di raccontare di casi disperati che erano stati risolti grazie ai suoi prodigiosi interventi; insomma parlava come un guaritore vero. Si fece anche fotografare dal figlio con la Polaroid insieme col nuovo, illustre paziente, il quale s'incazz, da matti quando scopr la stessa fotografia su un giornale cosiddetto scandalistico (?) sotto il titolo "Se non veniva da me moriva entro poche settimane".
Il guaritore era proprio un figlio di p. e si proclamava anche indovino. "Vedrete che un giorno Renato ne combiner una grossa. Quello l deve essere proprio una carogna".
Se l'ha detto il guaritore-indovino vuol proprio dire che dev'essere vero, pensarono quelli del bar Gattullo quando seppero della profezia e ordinarono subito quattro bottiglie di Krug '64 gelato in attesa di nuovi eventi.
Trascorsero parecchi mesi prima che le convinzioni del guaritore-indovino della Brianza si realizzassero. Nel frattempo Renato aveva avuto successo e Cochi continuava a comprare vestiti, cravatte e scarpe dal suo amico console. Enzo viveva le sue solite ansie tra malati gravi e colonne sonore per film importanti. Perfezion il suo inglese fino al punto da farsi servire un hot dog in una pizzeria italiana di New York dove si era recato per ragioni di studio.
L'Italia viveva il suo consueto momento di disagio economico, Ugo La Malfa diceva sempre le stesse cose, il Milan andava malissimo e Cochi e Renato cantavano "a me mi piace il mare" in tutti i posti che aveva deciso il signor Achille Manzotti, a proposito del quale cominceremo a dire che aveva funzioni di manager.
Tutto andava secondo natura, quando ritorn a galla l'affare dei nastrini.
Deve essere stata una decisione molto sofferta quella di Renato, un lungo piano messo a punto con la freddezza di un vecchio cobra, quello che tutti ormai avevano (malgrado la profezia) dimenticato che fosse.
Per farla breve, il giorno in cui Enzo era a New York a ordinare l'hot dog, Renato va in via Mameli (il numero non si pu dire perch ci abita Jannacci e giustamente vuole che non si sappia) e dice alla Pupa con tutta la viscidit di cui  capace:
- Per piacere, Pupa, mi daresti un momento i miei nastrini.
Sarebbe il caso di precisare, a questo punto, che la Pupa  una ragazza molto sensibile e non sa dire di no nemmeno a Renato. Guard a lungo negli occhi Renato, depose il lavoro a maglia, ferm il giradischi che stava trasmettendo "In un vecchio palco della Scala" del quartetto Cetra, si aggiust la gonna, mise sul fuoco la pentola con il minestrone, fece una telefonata a sua sorella perch fa sempre cos, innaffi tutti i fiori del terrazzo, spazzol accuratamente il montgomery del marito da tempo in naftalina, sal la scala a chiocciola, discese dalla stessa, ripet il gesto una trentina di volte, insomma fece un sacco di cose belle o brutte che siano, ma che sono pi o meno sempre le stesse. Dopo sei ore, disse:
- Come hai detto, Renato?
Renato nel frattempo era andato via con i suoi nastrini che aveva subito scovato grazie ad una dritta di Zumpo (bisognerebbe scrivere un altro libro per spiegare di chi si tratta) che gli aveva fornito la pianta dell'appartamento con relative crocette indicative.
Al ritorno dalla pizzeria di New York, Enzo Jannacci non trov pi i nastrini e senza fare drammi tent di ammazzare la Pupa.




CAPITOLO 4.

Renato  molto timido, Cochi no.
Una volta Renato ha chiesto cinquemila lire in prestito a un mendicante e poi non gliele ha pi restituite soltanto per timidezza. Il Cochi non avrebbe mai fatto una cosa del genere, nemmeno se il mendicante si fosse messo in ginocchio e l'avesse pregato di prendersi le cinquemila lire. La timidezza di Renato nasce forse dal fatto che lui  sempre stato timido, fin da quando era piccolo e viveva in mezzo ai genitori pi grandi di lui e a fratelli maggiori che lo trattavano male, da timido. Qualche volta gli  capitato di prendere anche calci nel culo dai fratelli maggiori, ma queste cose sono capitate un po' a tutti quelli che prima o poi si fanno strada nella vita.
A Cochi, per esempio, non  mai capitato nulla di tutto ci e infatti deve ancora pagare il mutuo della casa e chiss quando lo pagher. Renato e gli altri amici del Cochi sperano che ce la faccia al pi presto, in modo che anche lui possa avere una casa per leggersi in pace i suoi libri inglesi e telefonare a tutte le ore del giorno e della notte.
Renato amerebbe essere un po' come il Cochi, avere i suoi bei capelli, il suo sorriso aggraziato, il gesto nobile e le lenti a contatto. Al Cochi invece non interessa affatto essere come Renato, non perch Renato non gli piaccia, ma semplicemente perch non ha sempre voglia di scherzare.
Renato va matto per le cipolle, ne mangia a chili. Purtroppo per quando le ordina al ristorante i camerieri pensano che lui scherzi e si mettono a ridere. Renato s'arrabbia moltissimo in questi casi perch poi, per essere preso sul serio,  costretto a chiedere salmone, caviale e altri alimenti costosissimi. Con Renato al ristorante finisce sempre male perch non riesce a mangiarsi il suo chilo di cipolle ed  costretto a pagare conti molto alti.
Naturalmente con Cochi non succede cos. Il Cochi potrebbe ordinare tutte le cipolle che vuole senza provocare casini. Il fatto  che le cipolle al Cochi non piacciono molto e infatti non le ordina quasi mai. Al Cochi piacciono il risotto e la cotoletta alla milanese. Se sceglie queste cose, il cameriere rimane serissimo e dopo qualche minuto l'ordinazione viene rispettata con grande soddisfazione sia del Cochi che del cameriere. Il conto rimane in termini sopportabili e tutto si risolve in una bellissima serata trascorsa al ristorante. Il Cochi al ristorante ci va volentieri per queste ragioni, mentre Renato preferisce mangiare in casa anche per evitare risse o gravi perdite di denaro.
State leggendo questo libro per capire soprattutto quali differenze esistano tra Cochi e Renato, ma anche per scoprire certi retroscena che in altri libri (quelli di Salgari, per esempio) sono tenuti nascosti. In libri come questo ci sono per forza molte parentesi per aiutare Cochi e Renato, troppo legati uno all'altro per essere facilmente compresi da tutti. Secondo loro e anche secondo illustri scienziati, una delle cose che lega di pi nella vita sono le parentesi. Ce ne sono di tipi diversi: storiche, sentimentali, quadre tanto per citare le pi comuni, ma tutte hanno come fine quello di trattenere concetti o cose.
Cochi e Renato sono stati per lungo tempo tenuti insieme dalle parentesi. Prima di lavorare in societ facevano cose diverse. Renato costruiva ascensori, Cochi l'interprete.
Erano tempi belli quando Renato sognava di costruire un modernissimo ascensore senza fili soltanto per il suo amico Cochi e questi invece avrebbe voluto diventare una hostess transoceanica no-stop per servire al suo amico Renato the al limone e insalata russa. Giovani com'erano e di vivace intelligenza, decisero che l'unica cosa seria da proporre a se stessi come alternativa ai rispettivi sogni irrealizzabili era quella di mettersi a fare del cabaret, a scriversi i testi e a dimenticare il passato. Insomma decisero di farsi una parentesi tutta per loro e di chiudersi dentro per il pi lungo tempo possibile.
Renato allora era molto meno intelligente del Cochi e cos decise che tutto quello che diceva il Cochi andava benissimo. Il Cochi aveva idee splendide come quella dei libretti, della scuola, del gatto e la volpe. Sono stati questi i primi "numeri" del loro repertorio quando Tinin Mantegazza li ingaggi per il suo Cab '64 a duemila lire per sera. Qualcuno dice a 2500. Cochi suonava bene la chitarra, mentre Renato  assolutamente stonato ancora adesso che sono passati tanti anni. Il Cochi scriveva la musica delle canzoni, Renato lo aiutava nei testi e lo danneggiava nel canto. Chi non si ricorda della gambetta?
"Non si sa mai... non si sa mai, quello che al mondo ci pu capitare..."
"A me mi piace il mare"  stata la prima cosa di grande successo.
Era il periodo-boom di Enzo Jannacci, famoso cantore dei navigli e leader del cabaret cosiddetto impegnato. Jannacci  soltanto un artista e certi suoi messaggi che gli uscivano naturalmente venivano raccolti, chiariti, analizzati e interpretati da luminari della cultura del momento quali Eco, Bianciardi, Arpino, Fo, e altri ancora che diedero al fenomeno Jannacci uno straordinario significato. La poesia popolare di Enzo divenne tappa culturale e il cabaret fu promosso a manifestazione artistica di impegno civile e politico, oltre che sociale come si dice sempre in questi casi.
Si scopr l'antico significato del cabaret, tirando in ballo persino Bertolt Brecht, l'espressionismo tedesco e certe filosofie che sembravano ormai definitivamente out. La televisione proponeva spettacoli leggeri di una pena infinita, il teatro italiano non offriva occasioni di rinnovamento, il cinema era tutto di un ristretto gruppo di autori che non sapevano andare al di l o al di sopra della commedia all'italiana.
Insomma il mondo dello spettacolo era in crisi di idee: l'originalit e l'anticonformismo erano vette irraggiungibili. Jannacci era nuovo e immacolato. Diceva cose importanti con parole semplici. La sua ironia sapeva di pulito, il personaggio genuino, non costruito, non inserito, non ammaestrato. La sua cultura borghese era stata digerita attraverso esperienze di vita plebea, modi e gesti non erano contaminati da accademie o narcisismi professionali. Era un vecchio saltimbanco con straordinario talento e con una formidabile carica di simpatia. La sinistra se lo accaparr e la tv cerc di tenerlo lontano. Il cabaret trov in lui il personaggio che mancava e persino Gianni Bongiovanni, detto Bongio, rischi di diventare un magnate della cultura italiana.
Bongio, per chi non lo sapesse,  ancora il padrone del Derby Club, il locale di via Monte Rosa a Milano dove sono passati i migliori artisti di cabaret degli ultimi dieci anni. A parte le tonnellate di ghiaccio tritato condito con menta, orzata e tamarindo, Bongio passa alla storia dello spettacolo italiano come il pi fortunato talent scout del nostro cabaret. Sua moglie Angela lo maltratta ancora adesso per questa sua vocazione, ma il Bongio  ormai irrecuperabile e per un nuovo Jannacci o un nuovo Villaggio sarebbe capace anche di rinunciare ad un chilo e mezzo di granita. Anche l'Angela in fondo  cos, soltanto che non lo sa nessuno, nemmeno lei.
Tutte queste cose sono state dette per arrivare al famoso incontro Jannacci-Cochi-Renato, complesso di arte varia che ha modificato sensibilmente il modo di far ridere in Italia. Jannacci raccolse gli allievi in una sera di primavera inoltrata e li port da Bongio provocando una grossa incazzatura in Mantegazza Tinin, unico avversario del Derby a Milano e dintorni.




CAPITOLO 5.

La maturazione di Cochi e Renato avviene nel locale di viale Monte Rosa, il loro repertorio si arricchisce e viene purgato di certi residui legati ai primi contatti col pubblico. Fanno esperienza affrontando una delle platee pi esigenti del cabaret internazionale. Il loro inserimento nel mondo dell'umorismo italiano non  immediato, ma procede a ritmo costante. Si comincia a parlare di loro come del pi felice fenomeno di rinnovamento del teatro leggero nazionale. Cochi e Renato sono giovani e debbono ancora farsi le ossa, ma nessuno dubita del loro talento. Divertono gli intellettuali e i coiffeurs pour dames, raccogliendo espressioni gergali tra i giovani e, riproponendole con moderna ironia, ne sintetizzano lo spirito. Alle loro spalle Jannacci ricorda la lezione di Dario Fo e impone loro un'agilit di linguaggio e di caratteri che non ha riscontri precedenti. Il terzetto si diverte a preparare testi, situazioni, modi di dire, al di fuori degli schemi tradizionali dello sketch, inventano canzoni e scontri di insolita struttura. I classici del far ridere sono trascuratissimi: spariscono i doppi sensi, le mossette, i giochi di parola, le barzellette sceneggiate e no, non ci sono legami con il cinema comico in voga. Sordi, Gassman, Tognazzi, Manfredi sono scavalcati dai non-sense, da improvvisazioni surrealistiche che sorprendono e rinnovano il genere. La satira politica, le pesanti battute sul sesso rimangono inutilizzate come merce adulterata. L'umorismo di Cochi e Renato arriva direttamente, senza condizionamenti di tipo culturale o politico. Di sapore popolare, il loro teatro non subisce artifici di carattere professionale. Sono bravi perch dicono certe cose, non tanto per come le dicono.
La loro battaglia  nei confronti dei luoghi comuni, del vecchiume di un linguaggio fascistoide, di tipi borghesi o proletari che non riescono a esprimersi in modo naturale limitati come sono da una cultura ufficiale che non ha saputo rinnovarsi. Uno dei meriti maggiori, forse,  quello di abbandonare il dialetto, grande risorsa tradizionale dell'effetto comico. La loro escalation avviene per gradi, prima costruendo situazioni, poi limitandosi a certe espressioni, fino ad arrivare a concentrare la loro gag in una sola parola. "Praticamente" detto da Renato  un classico in questo senso, come il "puttana Eva", il "che brava persona" o il "bella gioia", tutte occasioni comiche che non possono definirsi battute in senso tradizionale, ma che hanno successo perch sintesi di un'evoluzione dialettica riscontrabile nel linguaggio comune.
Si pu osservare che il loro impegno, quello con le virgolette,  rimasto soltanto nelle intenzioni. Non si pu tuttavia disconoscere il merito di aver contribuito ad aggiornare l'umorismo italiano con una lezione, per certi versi incompiuta, ma indubbiamente non banale. Non a caso del loro gruppo ha fatto parte per alcuni anni Paolo Villaggio, la cui esplosione avverr pi avanti. Lo stesso Adriano Celentano, diventato comico dopo lunghe stagioni di molleggiamenti, ha assimilato buona parte di quello spirito, sfruttandolo poi in chiave pi tradizionale.
Durante il periodo di maturazione di Cochi e Renato, ai due si avvicinano altri personaggi che poi avranno fortuna nel mondo dello spettacolo. Lino Toffolo, Felice Andreasi, Teo Teocoli, lo stesso Villaggio fanno parte della "troupe" del Bongio. Il Derby, lanciato da Jannacci, diventa una specie di cattedrale del nuovo umorismo. I ragazzi si misurano e crescono insieme imparando lo stesso mestiere con la convinzione di soppiantare la generazione precedente, quella dei Sordi, Tognazzi, ecc.
Nascono i primi contatti con il cosiddetto mondo del cinema. Nino Manfredi assiste una sera alla rappresentazione di un minilavoro di Jannacci, "Giovanni il telegrafista", e invita l'Enzo a scrivergli un soggetto per un film. Tognazzi si affaccia spesso al Derby, si diverte, diventa amico. Insomma qualcosa si muove, anche se la grossa popolarit  ancora di l da venire. I monologhi di Andreasi sono considerati un po' troppo difficili dai dirigenti della tv, Villaggio mette addirittura paura, Cochi e Renato vengono giudicati ancora troppo poco professionisti per andare sul video, Lino Toffolo ha bisogno di almeno mezz'ora per far capire chi . Jannacci  poco raccomandabile perch figlioccio di Fo e troppo politicizzato. Il gruppo rimane nascosto qualche anno, la mafietta degli autori e dei grandi registi  romana e non sente il miracolo milanese. D'altra parte gli incassi di Sordi e compagni soddisfano largamente le esigenze dei produttori e per la tv Gino Bramieri funziona benissimo. Nel comico poi si buttano volentieri anche attori di altro genere, come Marcello Mastroianni che da protagonista della "Dolce vita", passa ai "Soliti ignoti" e alle commedie tipo "Divorzio all'italiana", seguendo l'esempio di Gassman. Al cinema i nomi grossi hanno quarantanni e passa e sono gli stessi che di volta in volta fanno l'ospite d'onore a Studio Uno. Soltanto il Bongio per ragioni di sopravvivenza va a caccia di granite e di roba nuova.




CAPITOLO 6.

Per arrivare al grosso successo i passaggi obbligati sono cabaret, teatro, televisione, cinema. Cochi e Renato compiono la prima tappa in occasione di "Saltimbanchi si muore", due tempi improvvisati da Jannacci con la collaborazione di Toffolo, Cochi, Renato e Teocoli. Succede che Fulvio Fo, fratello-impresario di Dario, telefoni a Enzo un giorno per dirgli che "ci sarebbe il teatro Nuovo di Milano libero per un mese". Jannacci era a quel, tempo artisticamente inquieto, nel senso che, liberatosi della stretta di pap Dario, aveva voglia di dimostrare a se stesso pi che agli altri di essere ormai autosufficiente. Non sapeva assolutamente che farsene del teatro Nuovo di Milano e allora disse subito di s, che qualcosa avrebbe fatto. Esclusa l'idea di occuparlo col solito recital personale, decise di organizzare un happening (ma a quei tempi si chiamava casino) per dare da mangiare un po' pi di carne ai suoi amici del Derby. Per prima cosa gli imposero uno scenografo molto bravo, Lele Luzzatti il quale, giustamente, voleva sapere come e dove impostare il lavoro. Lele Luzzatti  uno dei pi conosciuti geni in senso scenografico della nostra patria. Lavora abitualmente per il Piccolo e per la Scala, roba leggera. Le conversazioni con Jannacci andavano pi o meno cos:
Luzzatti: - Allora, Jannacci, di che cosa tratta questo spettacolo...
Jannacci: - Beh, guardi... viene qui della gente...
Luzzatti: - Attori...
Jannacci: - Non proprio...
Luzzatti: - Non ci sono attori?
Jannacci: - S... s... Cio no, non proprio...
Luzzatti: - Attori presi dalla strada...
Jannacci: - S... Cio no, non proprio dalla strada, dalla cantina...
Luzzatti: - Non capisco... di chi si tratta?
Jannacci: - Amici, sono miei amici...
Luzzatti: - Vengono dei suoi amici e recitano...
Jannacci: - No, per carit... Lo spettacolo...
Luzzatti: - Ecco, bravo, allora mi dica dello spettacolo...
Jannacci: - Non  uno spettacolo vero e proprio... Luzzatti, faccia lei. So che lei  molto bravo e ha tanta esperienza...
Luzzatti: - Ma cosa devo preparare? Un bozzetto?
Jannacci: - No, per carit... non stia l a perdere tempo... Lei deve preparare... Sa, si svolge praticamente in mezzo alla strada...
Luzzatti: - Allora disegno un bozzetto... una strada...
Jannacci: - No... non si disturbi... Faccia una staccionata...
"Saltimbanchi si muore" era una staccionata sulla quale Cochi, Renato, Jannacci e Toffolo, nel secondo tempo anche Teo Teocoli, scrivevano i loro disperati pensierini che nessuno dalla platea poteva leggere. Davanti alla staccionata il gruppo di amici recit uno degli spettacoli pi divertenti degli ultimi vent'anni. Qualcuno, a 'sto punto, penser che si voglia esagerare, ma chi ebbe l'occasione di assistervi potr ricordare di aver visto qualcosa di assolutamente inedito, di aver partecipato a una festa (era il primo spunto per un susseguirsi di avventure strampalate) di giovani un po' stravaganti, ma di straordinario talento artistico. Lino Toffolo aveva una delle paghe pi alte e circa venti minuti tutti suoi, insomma una bella vetrina. Fu il primo, a parte Jannacci, ad essere invitato a Roma per un provino.




CAPITOLO 7.

L'importanza di "Saltimbanchi" non fu soltanto quella di presentare il gruppo all'ambiente del cinema con la settimana al teatro La Cometa di Roma, ma soprattutto di aprire la strada ai ragazzi del Derby e di far conoscere a gente del mestiere il nuovo umorismo del Nord. Cinque milanesi (due oriundi) e un veneziano riuscirono per sette giorni a far ridere i romani, mica facile!
"Saltimbanchi" ottenne un grande successo di critica e Mario Monicelli, il pi giovane dei registi italiani che fanno il mestiere da molti anni, fu il primo a scoprire i valori di quei sei pazzi avvicinandoli e diventandone amico. Mario Monicelli diresse, un po' coll'amico Steno un po' da solo, moltissimi film di Tot, quando il cinema comico viveva quasi esclusivamente delle invenzioni del grande attore napoletano. Un modo di lavorare dilettantistico nello spirito, per molti versi simile a quello che pi tardi riscontreremo in Cochi e Renato. Monicelli fu lo scopritore del talento comico di Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni (I soliti ignoti), di Monica Vitti (La ragazza con la pistola) e di altri attori destinati apparentemente soltanto al genere drammatico. Monicelli propose a Jannacci la parte di protagonista, con la stessa Vitti, in un episodio de "Le coppie", a Toffolo un ruolo in uno dei due "Brancaleone", insieme con Paolo Villaggio. Entrati nel giro del cinema i leader della compagnia dei disperati, un paio d'anni pi tardi tocc anche a Cochi e Renato ricevere una proposta analoga.
Subito dopo "Le coppie", Jannacci visse la esperienza de "L'udienza" un film importante diretto da Marco Ferreri, autore d'avanguardia, di grande classe e (allora) di scarsissima utilit commerciale. "L'udienza" raccolse leoni, orsi, nocciole, targhe, grolle di ogni tipo di metallo, ma poco meno di centomila lire d'incasso. Grande affermazione sul piano critico, disastro completo per il povero produttore che aveva riempito il cast con nomi come Tognazzi, Gassmann, Cardinale, Piccoli e altri ancora. Evidentemente la responsabilit di quell'esperienza negativa non era di Jannacci, anche se lui stesso diffida ancora del cinema organizzato in modo tradizionale. Enzo vorrebbe fare qualcosa in quel mondo ma con criteri assolutamente diversi, anticonvenzionali, gli stessi pi o meno che portarono all'affermazione dei "Saltimbanchi".
Dopo i "Saltimbanchi" Lino Toffolo si trasfer a Roma, abbandonando i vecchi amici e cercando una dimensione pi vasta per le sue possibilit. Jannacci rientr nei ranghi ospedalieri, Cochi e Renato al Derby a guadagnarsi da vivere e a buttar gi altri testi e altri fiaschi di vino prima di andare in scena. La grande tentazione del cinema li aveva soltanto sfiorati e Teo Teocoli, il pi giovane del clan, decise che forse era meglio tornare alla caccia di signore troppo sole per divertirsi e trascorrere indimenticabili vacanze su spiagge alla moda.
L'operazione torn utile soltanto al Bongio che con Cochi e Renato riempiva la sala del Derby come fosse sempre l'ultimo dell'anno. D la verit, Bongio! Cochi e Renato facevano vita dura a quei tempi, tirando l'alba a colpi di gambetta o di gallina che come tutti sanno  un animale intelligente (lo si capisce da come guarda la gente). Il Cochi scriveva nuove canzoni, Renato lo assecondava nei testi sempre pi sconclusionati. Jannacci dedicava loro il tempo libero girando come un matto da un ospedale all'altro in cerca di sistemazioni che non erano mai definitive, Cochi e Renato erano talmente sprovveduti da non immaginare che la mancanza di un manager avrebbe impedito loro di ottenere contratti in altri posti che non fossero il Derby. Per anni hanno battuto viale Monte Rosa costruendosi una grande esperienza, ma rinunciando ad una popolarit che ormai era alla loro portata. Come se non bastasse, il Cochi si becca la sua brava epatite virale che lo mette ko per diversi mesi. Per la prima volta senza il compagno, Renato si trova nella situazione di dover lavorare egualmente in condizioni disperate. Renato non se la sente di entrare in pista da solo, senza il suo Cochi. La storia vuole che si metta a piangere, proprio come uno che non vuole andare in pista da solo. La storia vuole anche che da quelle parti ci sia il solito Jannacci a convincere Renato.
- Vai dentro - gli fa - e di' che sei un poeta, roba che fa sempre un certo effetto e induce alla clemenza. D che sei un poeta, che avresti voluto leggere le tue poesie sui fiori e invece hai dimenticato tutto a casa e ora sei sull'orlo del suicidio. Parla, Renato, parla: di tutto ci che ti viene in mente, vedrai che andr bene.
Naturalmente era stato predisposto anche il servizio di emergenza, nel senso che se il debutto di Renato si fosse messo sul brutto sarebbe entrato in sala un manipolo di picchiatori fascisti per seminare panico e legnate ai presenti fino a sospendere la recita. Insomma la si sarebbe buttata in politica, coinvolgendo le forze reazionarie e quelle progressiste, pur di salvare Renato dalla rovina completa.
La disperazione  una delle forze pi importanti nella vita di un attore, come si legge nelle biografie di Charlie Chaplin, William Shakespeare e Pozzetto Renato. Questi infatti sbarra gli occhi e spara fuori il suo primo monologo, quello del reduce del 15/18. Alla stesura di quel pezzo, che sar una delle carte vincenti di Renato, contribuisce anche Ugo Tognazzi da Cremona, tra i comici in voga il pi disponibile alla creazione di un nuovo linguaggio nel genere e, soprattutto, il meno romanizzato. Ancora oggi Ugo ha molta simpatia per Renato, ritrovando in lui molte cose del Tognazzi prima maniera.
- Un comico - dice Tognazzi -  un animale tutto particolare. La faccia, il fisico, il modo di parlare e di gestire sono completamente diversi da quelli di tutti gli altri attori. Il comico si scopre al primo colpo. Metti in fila cento attori, vestiti allo stesso modo, tutti in assoluto silenzio e io dal fondo della sala ti indico subito qual  il comico, quello che  nato per far ridere. Cos  sempre stato e Renato ha questa straordinaria attitudine, proprio come i giullari di corte o i clown del vecchio circo.
Cochi ha paura di non poter bere pi whisky per il resto della sua vita e piange in un letto di ospedale, Renato  conciato peggio di lui e per sparare il suo "Reduce" in faccia al pubblico del Derby si lavora dietro le quinte a colpi di barbera, offertogli generosamente da un tipo allucinato, magrissimo e dal naso camuso che si chiama Manzotti Achille (te lo qui!).
Il "reduce" va a gonfie vele. Doveva essere un pezzo tragico, Renato lo rende grottesco e lo migliora ogni giorno che passa, modificandone tempi e intenzioni. Lo straordinario successo lo consacra solista.
Bisogna dire, a 'sto punto, che Renato non ha mai imparato nulla a memoria perch in vita sua non  mai riuscito a leggere una colonna di giornale nello stesso giorno. A lui basta capire il senso, s insomma afferrare il significato del titolo e poi il pezzo se lo fa da solo, inventando al momento o adattandolo alle reazioni del pubblico.  il famoso animale da cabaret che diceva Tognazzi...
Quando il Cochi ritorna in pista ha volto sofferente e occhiaie pronunciatissime, ma soprattutto ha perso tempo prezioso nei confronti del compagno ormai maturo per correre isolato. Finalmente la tv si presenta e offre a Cochi e Renato l'occasione de "Il buono e il cattivo", trasmissione della domenica pomeriggio allestita con schemi e volti tradizionali. Del "reduce"  chiaro non se ne parla neanche, il monologo  di contenuto antimilitarista e irriverente. I due sono costretti a fare i presentatori di numeri e ad esibirsi nel repertorio vecchia maniera. Per ora non c' spazio per il loro vigore polemico e per le risorse pi spregiudicate del loro registro. La grande occasione  rinviata di qualche anno ancora.
Per adesso la tv punta su Paolo Villaggio, appena sbucato dagli uffici dell'Italsider insieme con il suo Fantozzi. L'esperimento Villaggio lascia freddini i dirigenti televisivi verso la nuova frontiera dello spettacolo comico: alla lettura degli indici di gradimento alcuni svengono. Villaggio vale la met di Bramieri e del quartetto Cetra, qualche teleabbonato scrive che sarebbe meglio far ricoverare quel folle che tratta male il pubblico e vuol picchiare le vecchiette.




CAPITOLO 8.

Siamo al punto in cui qualcuno li chiama Ric e Gian, i pi buoni chiedono: "Ma quello grasso  Cochi o Renato?" Tempi ancora durissimi. Credere o non credere, ecco il problema. Ci credono i responsabili (Jannacci, Bongio, Brunella, Alda, alias mogli rispettive), ci credono gli amici (Ninone Del Tonno, Le Mans, quelli del bar Gattullo, Manzotti), ci credono molti giovani appassionati di Linus, ci credono alcuni intellettuali disposti a credere a tutto ci che  diverso (Oreste del Buono, Umberto Eco, Campanini e Carboni). Non ci credono i registi e i produttori, non ci credono le vecchiette di Sorella radio, i carabinieri della caserma di via Lamarmora, gli alpini della Sat, i correttori di bozze dell'Enciclopedia Britannica. Finge di non credere Pino Sacchetti, un sassofonista biondo che ha fatto il giro del mondo e pensa che non sia giusto fare in modo che (soprattutto) Renato possa un giorno guadagnare un sacco di soldi. Sacchetti ai tempi dei "Saltimbanchi" suonava dietro la staccionata con Defilippi, Bionda, Baldan e guadagnava molto di pi dello stesso Renato, non parliamo del Cochi che non  quasi mai stato venale. Finita la rappresentazione, in trattoria, scoppiavano regolarmente furibondi tumulti sulla questione guadagni e sui rispettivi meriti. Sacchetti sosteneva che Renato non aveva frequentato l'accademia e tanto meno il conservatorio e quindi non aveva diritto a particolari indennit. Renato replicava in modo brutale che si faceva un culo cos, mentre l'altro dietro la staccionata giocava col flauto e col sax senza grosse responsabilit. Insomma era una guerra antica tra i due e Sacchetti, quando  stato il momento di decidere se credere o non credere disse "passo", perdendo la grande occasione della sua vita per puro orgoglio e perdendone poi altre ancora numerosissime per scarsa disponibilit finanziaria. (Bisognerebbe scrivere qualcosa a proposito del Capolinea per spiegare al lettore come Sacchetti Pino, abbia dato ripetuti calci alla fortuna per puro orgoglio o scarsa disponibilit finanziaria.  ancora presto, forse, per compiere impresa cos rilevante. Concludiamo la parentesi ricordando solo la definizione di Renato, "Sacchetti uguale a contenitori di sassofoni").
Tutti i personaggi anche in secondo piano pi o meno coinvolti nella vita di Cochi e Renato avevano fatto, a quei tempi, una precisa distinzione di valori nel giudicare amici, amanti e parenti stretti. Da una parte i credenti, dall'altra i nemici. Era una selezione che raggiunse un fanatismo di tipo razziale. Il Derby e il bar Gattullo erano le roccaforti del clan, il resto d'Italia e del mondo terra bruciata, ma di possibile conquista. I credenti erano disposti a qualunque sacrificio pur di aggiudicarsi la partita.
Ninone Del Tonno arriva a spendere duecentomila lire al giorno per portare a cena personaggi influenti della Milano bene e convincerli che i suoi due amici erano un'altra categoria. Le Mans, chiamato cos perch operante nel settore automobilistico, introduce Cochi e Renato nei salotti dell'alta borghesia, li fa conoscere a Moratti, Agusta, Ramazzotti, Magnaghi, un mondo incantato fatto di argenteria e quadri d'autore, tutto per inasportabile per ragioni d'amicizia, e di allarmi sonorissimi.
Cochi e Renato studiano soprattutto la Milano delle ringhiere, trascorrono lunghe serate nelle trattorie sui navigli, avvicinano vizi e tipi sopravvissuti all'inquinamento dei costumi e della tradizione lombarda.  la faccia della Milano antica, del Tessa e del Bertolazzi, insomma roba genuina. Storie che diventano canzoni, luoghi inviolabili, gocce di malavita e onorabilit, salti di gioia e commozione. Si fanno le ore piccole con la viola (leggi chitarra) del Pinza e i tuffi notturni nel Naviglio Grande del Rudy.
Una sera capita un tale che aveva vinto alle corse dei cavalli e d una specie di festa. Chi passa di l mangia e beve gratis, purch abbia una faccia simpatica e la macchina taroccata. Si va via di "Montecarlo" e "Giava rossa" fino alle tre del mattino. Fuori c' l'austerity e un freddo della M. perch siamo intorno a Natale. Il tale che aveva vinto ai cavalli dice che sarebbe disposto a spendere due gambe (duecentomila) per vedere uno che fa il bagno nel Naviglio. Non finisce la frase e il Rudy  bell'e dentro tutto nudo che fa Tarzan per un paio di centinaia di metri. Risale tra gli applausi e i plaid. Lui si schermisce e dice che gli bastano un paio di colpi di phon per essere pi forte di prima. Si presenta da quello che aveva vinto ai cavalli e gli spara un - Dammi una gamba e mezza perch voeuri minga robatt i dan! L'indomani quello che aveva vinto ai cavalli lo racconta agli amici di San Siro.
- E non  morto quello l? - gli chiede un "clanda". - Quel l... El te masa ti a fa gli asegn -, che tradotto vuol dire:  pi facile che muoia tu a scrivere assegni che lui a fare i bagni di dicembre, nel Naviglio, alle tre di mattina.
Il Rudy, il Le Mans, l'Elia sono gli ingredienti di un modo di vivere tipicamente milanese. Partite ai dadi, sfide a braccio di ferro, scoppi pi o meno ritardati che servono a Cochi e Renato per arricchire il loro bagaglio ed estrarre materiale prezioso dalla loro fantasia.
Naturalmente tutti questi personaggi fanno parte della squadra che crede in Cochi e Renato perch  un po' come credere alle loro avventure, a loro stessi, riveduti e corretti.




CAPITOLO 9.

Il lettore illustrissimo avr compreso a questo punto che la disarticolazione dei concetti espressi abitualmente da Cochi e Renato per divertire il prossimo, ha influito sull'andamento di un libro come questo il cui prezzo per giustifica ogni tipo di parentesi e, secondo dichiarazioni dell'editore, rimarr invariato per centinaia di anni. Si vorrebbe in sostanza sostenere che il destino riserva sempre delle sorprese graditissime, tipo quella riservata ad Achille Manzotti.
Enrico Mattei ha fatto conoscere il petrolio italiano agli emiri del Kuwait, ai venditori di cravatte cinesi, a tutto il mondo. Per questo  stato insignito di alte benemerenze fino a diventare un eroe nazionale e suggerire l'idea per un film a Francesco Rosi, autore, come dice la parola stessa di "Mattei". Altri uomini importanti hanno operato per il bene della nazione fino al sacrificio. Achille Manzotti non ha mai sognato di diventare uno di loro, ma pi semplicemente di guadagnare un miliardo di lire quando un miliardo di lire era un miliardo di lire per stare bene lui e basta. Il sogno di Achille Manzotti si accendeva ogni sera insieme con i fal della Valassina dove lui offriva, senza possedere regolare licenza, cappuccini e brioches a uomini e donne senza licenza pure loro e soprattutto senza tempo da perdere. Aristotele Onassis era l'immagine dei suoi sogni perch gli avevano detto che nella vita tutti debbono avere un'immagine, poi perch quello era l'uomo pi ricco del mondo. Achille Manzotti, dall'animo semplice, seppe per caso che Onassis era molto amico di una cantante famosa di nome Maria Callas, concludendo che forse era quella la ragione della sua ricchezza.
Va precisato per aiutare il lettore che Achille Manzotti aveva fatto per un certo tempo il batterista e conosceva qualche frequentatore di night. La fortuna volle che Cochi e Renato non fossero mai andati al night in vita loro, prima del giorno in cui Achille Manzotti ebbe l'occasione di incontrarli in una sera di primavera inoltrata proprio vicino a un night. Invece di entrare, Cochi, Renato e Manzotti rimasero fuori e cominciarono a parlare dei fatti loro proprio come fanno quelli che non vogliono entrare al night per nessuna ragione al mondo. In parole povere, Achille Manzotti quella sera diventa Onassis e Cochi e Renato la sua Callas, nel senso manzottiano del termine. Manzotti parte in tromba e comincia a fare il giro d'Italia a caccia di gente che non se la sente pi di andare al night. Dice a tutti che esiste il cabaret, che  pi divertente e non c' pericolo di abbandonare la famiglia per amore di un'entraineuse. I padroni del night finiscono per voler ammazzare Manzotti, ma senza successo perch Onassis  sempre l che lo protegge. I night dicono va bene, accettiamo il cabaret, portaci i tuoi amici Cochi e Renato purch ci sia poco da spendere e tanto da guadagnare. La mappa Manzotti dei locali italiani  raccapricciante. Si scopre che in Italia ci sono pi locali disponibili al cabaret che in tutto il resto del mondo. In effetti di fronte alla possibilit di guadagno anche il gestore di una tintoria  disposto a trasformare la lavasecco in una macchina per distillare whisky, soprattutto se l'idea gli viene suggerita da un tipo intraprendente come Achille Manzotti. Cochi e Renato partono per il resto d'Italia, mentre Bongio mette una taglia di 1500 granite sulla testa di Manzotti. Gli ingaggi arrivano a getto continuo, ma sono ancora prezzi d'occasione. Manzotti sembra Eisenhower alla vigilia dello sbarco in Normandia, vuole prima "gettare le basi" e poi passare definitivamente all'attacco. Il terreno lo prepara per circa un anno, durante il quale Cochi e Renato lavorano nei posti pi assurdi: oratori, case del popolo, case pericolanti, gallerie, passi alpini, enoteche, insomma dove Manzotti ordina. Vale una sberla dice un amico clanda di San Siro che Cochi e Renato hanno un successo travolgente, vale riga che nel giro di una stagione tutti i night dell'Italia che lavora vogliono averli a qualunque prezzo.
C' chi la chiama gavetta, chi farsi un culo cos, fatto sta che Cochi e Renato in un paio d'anni sono pi ricercati delle Brigate rosse. La macchia dei credenti nella coppia si allarga per tutta la penisola come un'epidemia. Lavorano duro e sempre in posti diversi, dormono in macchina e perdono il senso dell'orientamento convinti di trovare i panini di Gattullo anche vicino a Macerata. Manzoni frattanto consuma ettolitri di benzina, ma rientra alla svelta modificando le tariffe degli ingaggi come consiglia la famosa legge della domanda e dell'offerta. Avviene naturalmente anche una certa selezione dei locali, si passa da un cascinale abruzzese alla Bussola di Viareggio, da un ospizio nei pressi di Belluno ai pi rinomati ritrovi alla moda.
Bongio  naturalmente disperato. Manzotti gli ha sottratto il bottino e lui affonda il proprio dispiacere in granite sempre pi elaborate. Il suo tasso diabetico raggiunge limiti esplosivi. Bongio conserva sempre una grande risorsa e dopo aver barato per mesi annunciando a tutti il ritorno di Cochi e Renato, si dedica alla riscoperta di altri personaggi e vengon fuori Gianfranco Funari, il Teo Teocoli, il Rudy, il Massimo Boldi. Insomma se la cava come prima il vecchio Bongio anche se Cochi e Renato hanno preso una strada pi larga e stanno facendo boom.




CAPITOLO 10.

Renato aveva da anni sostenuto che si sarebbe montato la testa il giorno in cui fosse riuscito a guadagnare diecimila lire il giorno. Cochi, sempre pi intelligente di Renato, pensava a quei tempi di fare il console italiano in Inghilterra, il giorno che avesse smesso di frequentare tipi pericolosi come Renato e Manzotti. Cochi e Renato andavano d'amore e d'accordo soprattutto dopo che la famosa Rea aveva deciso che le loro canzoni erano infami e non avrebbero mai venduto un disco. Qui di seguito si vorrebbe dire come la fortuna della coppia sia stata agevolata dai molti no espressi da enti, aziende o autonomi che avrebbero avuto interesse a dir s. Se avrete il buon gusto di proseguire la lettura, vi sar raccontato pi avanti che anche da parte di alcuni importanti produttori cinematografici il no a Cochi e Renato si tradurr in una vincita al lotto. Nel momento della crescita e dell'affermazione Cochi e Renato raccolsero qualche piccolo dissenso, per colpa soprattutto di Renato.
Accadde a Cesenatico, in occasione dell'inaugurazione di un locale chiamato il Gamberetto. Cochi e Renato si trovavano a mangiare dal loro amico Vittorio, quando vennero avvicinati da un tale che li invitava al Gamberetto come ospiti d'onore. Disse anche che sarebbe stato consegnato loro un premio in ricordo della serata. Cochi e Renato dissero no grazie, ma quello insisteva proprio mentre Vittorio stava servendo il fritto misto. Cochi, pur di mangiare in pace il fritto misto di Vittorio, disse al rompiballe che va bene, sarebbero andati. Dopo il fritto misto arriv l'orata direttamente dal Belgio, poi una grigliata, gelato, frutta, amarino e beviamoci qualcosa d'altro. Insomma verso le undici e mezzo, salta fuori la grappa gelata.
Cesenatico  un posto al sole. Si conoscono tutti per colpa di quelli che vanno in giro con l'altoparlante sull'automobile raccontando cosa  successo o cosa succeder subito dopo. Cos al momento di andare a dormire tutta Cesenatico era stata informata che "... in occasione della serata inaugurale del Gamberetto saranno presenti anche Cochi e Renato".
Tirarsi indietro voleva dire tradire i molti amici che Cochi e Renato hanno dalle parti di Cesenatico, cosa che anche Vittorio in occasione delle prossime lasagne al forno avrebbe stigmatizzato pesantemente. Cochi, si diceva,  sempre stato pi intelligente di Renato e infatti and a dormire subito. Renato, sudava cibo ed era virtualmente in coma epatico; disse che bisognava andare ad ogni costo e a testa bassa part verso il canale dove si trovava questo dannatissimo appuntamento.
L'ingresso al Gamberetto avvenne al buio, nessuno avvert l'arrivo di Renato se non un cameriere che a tutti i costi gli faceva presente che non c'era pi un tavolo libero. I rapporti di Renato coi camerieri sono sempre stati difficili e non soltanto per via delle cipolle. In effetti Renato non  uno che mette soggezione, anzi si sforza di essere uno qualunque mentre invece  Renato. Gli capita spesso di dover fare discussioni con le minoranze che non lo riconoscono a prima vista, arrivando qualche volta alle manate in faccia. Non fu cos quella sera di Cesenatico per l'intervento del direttore che disse: - Ah, signor Renato, grazie di essere venuto...
Renato per mettere a suo agio il cameriere-nemico preg subito il direttore-gentile di licenziarlo in tronco, anche perch se un cameriere  bravo un posto lo trova quando e dove vuole.
Insomma Renato entra, accompagnato dal direttore, chiedendo scusa ai presenti, durante il tragitto ingresso-tavolo-riservato-ai-personaggi e sparando alitate di grappa gelata sul volto abbronzato di chi lo stava aspettando. Il presentatore dello spettacolo in questi casi  uno che racconta le barzellette spinte, avendo accanto a s una ragazza carina, un po' sul biondo. Il presentatore racconta le barzellette spinte e la ragazza finge imbarazzo per far ridere di pi chi ride ancora prima della barzelletta. Gli altri, di solito, non ridono e pensano soltanto alla ragazza un po' bionda a che cosa serve una ragazza cos carina a un presentatore tanto pirla. Le stesse cose, pi o meno, deve averle pensate Renato il quale odia sentir raccontare le barzellette, a meno che non si tratti di Le Mans e allora vuol dire che ci sono dei vantaggi e si ride fino a cosarsi addosso.
La sala era gremita, per poco ci si dimenticava di dirlo. Renato stava per addormentarsi sul tavolo riservato ai personaggi, quando il presentatore con la faccia di uno che sta per dire qualcosa di importantissimo disse a voce alta: "Ecco a voi Cochi e Renato". A questo punto, Renato prende e va in pista coll'animo pieno di pesce fritto e grappa gelata. Applausi.
I presentatori in genere non sono degli osservatori senn avrebbero fatto un altro mestiere, ma questo qui di Cesenatico-Gamberetto lo era meno di tutti gli altri messi assieme forse perch per tutta la vita non ha fatto altro che raccontare barzellette spinte e quindi quando c'era da osservare pensava soltanto alle barzellette. Capita che quando Renato, tutto sbracato e traballante che era, arriva vicino al microfono, al presentatore viene in mente di dire: - Ma come? Renato da solo? E Cochi? - In questi casi Renato si rende conto della situazione in meno di mezzo secondo, sbuffa come per far capire che la domanda  idiota e non sarebbe passata neanche in tv, perde un po' il senso dell'orientamento e diventa, se vogliamo essere pignoli, un po' volgarotto.
- Cochi non  venuto perch si  cagato addosso. - La dichiarazione di guerra all'Unione Sovietica e agli Stati Uniti of America avrebbe colto pi preparato il gentile pubblico in sala da dove lentamente sal un brusio come a dire che la risposta era inesatta e che il concorrente era spacciato. L'orologio segnava l'ora del giorno dopo perch mezzanotte era passata. Il direttore del locale tent di fischiare la prima parte di Strangers in the night per darsi un contegno, una signora con gli occhiali d'oro cominci a scrivere qualcosa sul carnet de bal, un giovanotto con la barba rossa non si accorse di nulla, forse fingendo. La ragazza sul biondo, s insomma la partner del presentatore, fu l'unica a sorridere fingendo il solito imbarazzo professionale nel senso che voleva la sua parte. Il presentatore in questi casi dice qualcosa, quello l che stava addossato a Renato, niente, neanche un beh. L'intervista fin l. Il presentatore consegn il premio in silenzio quasi credesse di essere il presidente della repubblica del Guatemala in visita a Roma e costretto a posare il mazzo di fiori ai piedi della tomba del milite ignoto. La luce sulla pista, il famoso occhio di bue, si attenu per qualche attimo e poi cominci a roteare per la sala come fanno i fari di Sing Sing quando Burt Lancaster e i suoi tre compagni di cella stanno mettendo in atto l'evasione a met film. Renato rimase immobile, prese il premio con la mano destra, guard per terra per controllare se c'erano ancora i piedi e us gli stessi per lasciare la pedana senza nemmeno salutare la ragazza che in fondo avrebbe voluto almeno essere salutata da uno importante come lui. Il ritorno al tavolo del personaggio fu accompagnato da alcuni fischi e qualche altra espressione di dissenso pi incerta come "Ma vai a prenderlo... Pezzo di... ecc.".
Quando torn a sedere, Renato si accorse che il bicchiere gli era stato riempito di un liquido dal colore insolito. Ebbe la forza di non muoversi in quella direzione per qualche minuto. Poi l'orchestra attacc "La senti questa voce" e tutto riprese come se niente fosse accaduto.
Renato rimase al suo posto un quarto d'ora, prima di andarsene dicendo che aspettava una telefonata importante da Parigi, (lui  convinto ancora adesso che in certi casi bisogna dire sempre cos).




CAPITOLO 11.

Un famoso giornalista sportivo scrisse una volta che Fausto Coppi vinse una tappa del giro d' Italia, scalando lo Stelvio senza mani, anzi pedalando con una mano sola. Rifacendo l'analisi storica conviene subito dire ai lettori che da questo momento il libro che hanno tra le mani  stato scritto senza tonsille. L'anticipo gentilmente fornito dall'editore alla consegna delle prime cinquanta pagine ha consentito a un qualificato gruppo di studiosi di ottenere quanto da tempo l'autore fortemente temeva. Il gruppo di eminenti e interessati studiosi ora cos formato: una moglie: - Cosa aspetti a farti togliere le tonsille.
una cognata: - Perch Bruno s e lui no. (Bruno sarebbe il cognato dell'A.).
le figlie: -- Dai pap. Se lo fai tu dopo lo facciamo anche noi.
uno qualunque: - Non faccia il vigliacco.
parrucchiere Giordano: - Pensi, dottore, che a un mio cliente sono cresciuti i capelli dopo che s' tolto le tonsille. Sar stato un caso, ma  successo proprio cos.
allenatore di cavalli: - Guarda quel cavallo: ha cominciato a vincere dopo che ci hanno fatto il fischio.
La possibilit di poter vincere (ingenti somme?) ha indotto il latore delle presenti (tonsille) ad avvicinarsi con grande sprezzo del pericolo ad un signore in camice bianco detto otorino ecc. il quale - lei non ci creder - non aveva mai sbagliato un intervento di tonsillectomia, prima naturalmente di questo cui facciamo riferimento. - Le giuro - diceva - che proprio non mi  mai capitato. E i testimoni, comprese le fedelissime infermiere pagate a parte, dicevano di s in coro, proprio come fanno le infermiere delle cliniche.
Non che l'ill.mo chirurgo abbia riconosciuto di aver commesso un piccolo errore, ma ha fatto capire che questa maledetta campagna elettorale ci condiziona un po' tutti e che in sostanza la colpa era delle brigate rosse se c'era stata quel poco di emorragia. La confusione del momento politico un po' particolare, oltre che il caldo, hanno provocato quell'impercettibile (ma su non facciamola poi cos grossa, Signr) fallo che per poco non costa la vita al paziente e anni di dissolutezze alla giovane vedova, madre di tre bambine che chiedono sempre quando torna il pap visto che ormai le corse sono finite da un pezzo.
Insomma, con il solito salvacondotto degli opposti estremismi, l'ill.mo chirurgo tentava di buttare tutto in politica.
L'ill.mo chirurgo aveva tutto per riuscire nella carriera scientifica e politica, dalla moglie coi soldi al nome importante, pardon's cognome che a sentirlo viene subito voglia di dire una messa in memoria di Benito Mussolini, nel senso che questo cardinale, pardon's cognome,  lo stesso di un illustre uomo di chiesa, roba a livello conclave mica balle. Chiss, poi magari non sono nemmeno parenti, ma uno se lo sapesse prima potrebbe prendere provvedimenti toccando materiali umani e no. Dicevamo che l'ill.mo chirurgo era proprio attrezzato alla grande per farsi strada nella vita, comprese le sue brave attrezzature tecniche per bambini, tipo cavallo a dondolo e altalena. Ma anche quelle strane apparecchiature da bocca erano per bambini in quanto tutti sanno che le tonsille si tolgono con particolare predilezione ai minori, tanto che se vi sorprendono a fumare come se foste adulti, al momento di togliervi le tonsille vi trattano come bambini. Eppoi dicono che non ci vogliono le parentesi perch spezzano il ritmo. Adesso ne viene sparata una grossissima che travolger tutto il romanzo.
PARENTESI APERTA
Uno che non ha mai subito interventi chirurgici  visto male in ogni parte del mondo, specialmente in una clinica di lusso dove la prima cosa che ti fanno  un interrogatorio, ma non amichevole, tanto per venirti incontro. No, te lo fanno come se da una parte ci fosse il capo dei partigiani (inteso come paziente) e dall'altra il colonnello delle SS. In questi casi...
SS: - Malattie. Dica subito che malattie ha avuto.
P.: - Beh, nessuna... cio le solite.
SS: - Quali sono per lei le solite e quali le nessuna...
P.: - Voglio dire: le solite come morbillo, pertosse, varecchina...
SS: - Varicella vuol dire?
P.:-S, in effetti mi confondo sempre con la scarlattina...
SS: - Si vergogni, schifoso! Pleuriti, trombosi, granulomi dal nome difficile, macchie... niente macchie sulle lastre?
P.: - No... sono sempre stato bene!
SS: - Questo lo vedremo. Mai aperto o chiuso?
P.: - Cosa?
SS: - Lo stomaco, cretino d'uno schifoso! Mai sentito dire, magari sotto effetto narcosi, questo qui mettiamolo pure via tanto non c' pi niente da fare?
P.: -Non capisco... come sarebbe.
SS:-Nessuno le ha mai fatto credere con uno strano giro di parole che lei un giorno o l'altro avrebbe potuto morire prestissimo? Sa pu succedere...
PARENTESI CHIUSA
E adesso, per piacere, piantiamola l con fatti personali e torniamo a parlare del libro che, come dice la parola stessa, deve occuparsi di Cochi e Renato.
Lo smantellamento cerebrale del lettore continua con una storia che non riguarda i protagonisti del libro, ma un loro vecchio amico dal nome esotico: Nicola Arigliano. A prima vista l'impatto col nuovo venuto potrebbe non riservare grandi significati all'opera in corso, ma siccome le vie del Signore sono come al solito bloccate dal traffico,  stato deciso di fare un lungo giro attraverso la campagna per arrivare a destinazione.
Nicola Arigliano  famoso per due ragioni: I) perch vive in campagna, 2) non lo sa neanche lui. C' stato un momento nella sua vita in cui la fortuna ha bussato alla porta di Magliano Sabina, dove abita da tempo. Se vi interessa, questa storia, posso anche raccontarla, in caso contrario c' sempre la tv con Tito Stagno e la moviola che possono tenervi compagnia fino alle prime luci dell'alba.
Una mattina - sembrava una mattina come tutte le altre - Nicola si alza dal letto alla solita ora, vale a dire verso le undici senza stare a guardare se fuori c' chiaro o scuro. Si prepara il suo ovetto, mette nel forno mezzo chilo di pane raffermo e va a comprarsi un paio di toscani. Parlando del pi e del meno con il suo tabaccaio preferito - l'unico - gli scappa detto che lui il Padrino, al posto di Marlon Brando, non l'avrebbe mai fatto. Non me la sento di abbandonare il mio orto, eppoi deve venire il falegname per sistemarmi le pareti. In fondo quella parte non la sentiva, certe cose bisogna farle soltanto se si ha qualcosa da dire, come gli capit in occasione di Ultimo tango a Zagarolo, film dalla tematica troppo rivoluzionaria per non incontrare disprezzo da parte della critica tradizionale. Nicola Arigliano  di Squinzano, Puglie, e si sa come quella gente non sia disponibile a compromessi, se dice no  no e basta, a meno che non si tratti di venticinquemila lire.
Proprio mentre discute col suo tabaccaio di fiducia, Nicola si ricorda di aver lasciato il pane raffermo nel forno acceso e, per evitare danni ovviamente ingenti, si precipita a casa. Come tutti sanno, il tabaccaio di Magliano Sabina ha il telefono a portata di mano e in meno di un minuto chiama Marlon Brando e gli spiattella dentro l'orecchio le intenzioni di Nicola. In questi casi Marlon si sente qualcosa dentro lo stomaco e capisce che pu essere l'occasione della sua vita, il famoso appuntamento col destino. Solo soletto nel suo appartamentino di fronte alle Montagne Rocciose, Marlon finge di non essere stravolto dall'emozione, fischietta il solito motivo e si mette addosso qualcosa (a lui basta uno straccetto per fare bella figura) prima di precipitarsi dal produttore pi ricco del mondo, Olympicus Sardella, un italo-americano che ha fatto i soldi vendendo denti ai consumatori di gomma da masticare.
Nell'ufficio di Sardella, che sta proprio di fronte alle Montagne Rocciose, Marlon fa un po' la scena. Dice di essere l per caso, di essersi dimenticato la ragione della visita, ma al momento opportuno spara addosso al povero Sardella la notizia del no di Arigliano, rivelando anche le motivazioni relative al pane e al falegname.
Sardella stenta a crederci. Conoscendo Marlon da quando era bambino e giocava a rialzo sotto le Montagne Rocciose, Sardella sa che pur di interpretare il Padrino, Marlon sarebbe disposto a qualsiasi cosa, anche a parlar male di Arigliano. Sardella  uno che la sa lunghissima, come tutti quelli che vengono dalla gavetta. Sardella prima di fare fortuna coi denti, aveva tentato altre strade: aveva prestato quindici miliardi di dollari a Paul Getty I, promosso un paio di guerremondiali, era stato dittatore sudamericano per due o tre anni, aveva comprato tutti i casin di Las Vegas. A questo punto doveva giocare la carta decisiva: credere a Marlon o buttarlo fuori dall'ufficio a revolverate negli occhi. Nella sala maestosa il silenzio dura abbastanza per dire che  stato eterno. Alle spalle di Sardella, la gigantografia a colori di Arigliano nasconde le Montagne Rocciose. Sulla scrivania (6x4,5) si notano un mitra a canne mozze e la raccolta delle figurine dei calciatori famosi. Sardella si accarezza il cranio lucido, poi si accarezza anche gli occhi, quasi a voler dire: - Ostia, se trovo il centromediano della Reggiana posso partecipare al concorso del pallone d'oro! Il duello psicologico tra Sardella e Marlon si realizza attraverso sguardi, boccate d'hashish e tamburellamenti di piede. Da lontano arriva la voce di Frankie Laine sulle note di High Moon. Avrebbe dovuto esserci anche Mina con Tintarella di luna, ma in questo momento il vecchio Laine ha bisogno di lavorare ed  stato preferito all'ultimo momento alla Tigre di Cremona.
Sardella non concede l'iniziativa a Marlon, Sardella  uno che piuttosto di concedere qualcosa a qualcuno si fa tagliare i marroni. Si alza di scatto, gira intorno alla scrivania di similoro massiccio, dribbla Marlon con lo sguardo fisso tipo tacchino-natale, attraversa la sala (18x45) e ZAACC, accende il tv a colori, sistema Pal. Sullo schermo appare subito il tabaccaio preferito di Arigliano, vestito da presentatore della domenica sportiva. L'uomo del banco dei tabacchi ha l'occhio agile di colui che sa e che potrebbe non dire, un ghigno beffardo direbbe uno scrittore geniale.
- Ah, Sardella mio, - pare voglia dire - sei messo proprio maluccio... Invece non dice affatto cos. Marlon, nel frattempo, ha ripreso conoscenza, ma sembra in preda a dolori di stomaco lancinanti. Gli succede sempre cos quando guarda la tv a colori, col Pal. Ormai  accanto a Sardella, tenta di abbracciarlo. Sardella lo respinge perch sa che Marlon potrebbe vomitare da un momento all'altro. Sardella suda.  emozionato come il giorno della quarta comunione. Secondo le generali previsioni, Marlon vomita con gesto antico e solenne, da grande attore. Finalmente l'uomo dei tabacchi parla, 'sto figlio di p. come la mette gi dura. Questa la registrazione: "Crr... ron... ron... sbruff... tapepetete... gring..." Insomma non si capisce niente. Si sente soltanto la conclusione: - Qui Magliano Sabina, a voi studio.
Sul teleschermo appare la solita scritta. Preghiamo di scusarci per l'interruzione, riprendiamo appena possibile. Infatti il programma riprende poco dopo con le estrazioni del Lotto.
Sardella si porta una mano sugli occhi, quasi non voglia credere a quanto accaduto. Sembra la matrigna di Biancaneve quando lo specchio delle sue brame le ripeteva che non era la pi bella del reame. S, in poche parole,  incazzato come un ago in un pagliaio nel senso che dice il proverbio. Soltanto quando perse la tappa del giro di Spagna per colpa della rivoluzione era pi incazzato. Sardella si guarda in giro disperato, mentre Marlon cerca di pulire la moquette con la forza del last al limone. La panoramica di Sardella si conclude sulla gigantografia di Arigliano che nasconde sempre le Montagne Rocciose, sullo sfondo. Sardella vorrebbe piangere per la delusione, abbassa lo sguardo e - siccome  anche fortunato - trova per terra un gettone del telefono. Lo raccoglie e lo mette nella tasca destra dei pantaloni. Si d una regolata alla cintura per non tradire lo sconforto. Dopo qualche minuto, si dimentica di tradire e dice proprio cos: - In che mondo di merda viviamo, per!
Marlon Brando passa per un grosso mangiatore di tempi, come si dice di uno che sa dire le cose giuste al momento giusto.
- Ha ragione, boss - dice con l'aria di uno che d sempre ragione ai potenti. In quel momento valeva una sberla che la parte del Padrino sarebbe stata la sua. Sardella non aveva altra scelta, ormai. Poi quel Marlon cos dimesso cominciava a diventargli simpatico.
- Potrei provare con te, ragazzo - disse Sardella, sfogliando il libro dei calciatori famosi e osservando a lungo il buco del centromediano della Reggiana. Il volto di Marlon si illumin di colpo. Il severo pallore tipo-mafia di uno che aveva appena vomitato si trasform in colorito allegro, vivace come le gemme di un biancospino. Ci che accadde da quel momento in poi tutti lo sanno. Brando divenne il Padrino. Arigliano, invece, fu scritturato da Silvio Gigli per la storia della canzone italiana, sul secondo programma radiofonico dalle 13 alle 13.25. La trasmissione ebbe un enorme successo e ancora oggi Sardella tenta disperatamente di comprarne i diritti per farne un kolossal a colori. Sistema Pal.
(Frankie Laine  stato invitato a partecipare al festival dell'Unit di Nibbiano, provincia di Piacenza. Ha sempre bisogno di lavorare).





CAPITOLO 12.

Quanto narrato sul conto di Arigliano pu passare per fatica sprecata, ma coloro dotati di pazienza avranno la soddisfazione di scoprire che non  proprio cos, in quanto - pi o meno - accadde la stessa cosa in occasione del "Poeta e contadino" trasmissione televisiva in sei puntate che determin il boom del successo per Cochi e Renato. Arigliano doveva fare il contadino, Jannacci il poeta. I due litigarono quasi subito, un po' per la disistima reciproca, un po' perch essendo Nicola il padrone di casa di Enzo aveva manifestato tra una cosa e l'altra, l'intenzione di aumentare in misura sconsiderata il prezzo d'affitto. Nella dolorosa vicenda entr anche Renato Sellani, pianofortista di razza ma troppo occupato a seguire gli avvenimenti sportivi per correggere le contraddizioni della storia musicale della nostra epoca. Le cose andarono cos.
Enzo aveva scritto alcune canzoni per Arigliano. Questi avrebbe dovuto inciderle con l'accompagnamento di Sellani. Arigliano arriva a Milano dopo sette ore di viaggio in seconda classe. Si trova con Enzo e Sellani. Vanno al ristorante. Scherzano e parlano per molte ore, fino al momento cio di entrare in sala d'incisione. A quel punto, Sellani dice che sente il bisogno di fare una partita al biliardo, un duecento secco alla goriziana. Angliano dice che Sellani  matto, Enzo dice che succede sempre cos. Discussione e litigio. Morale: Sellani va a giocare al biliardo, Enzo con suo figlio Paolo, Nicola torna con il treno a Magliano Sabina perdendo l'ennesima occasione per diventare un po' meno famoso. Naturalmente "salta" anche la trasmissione "Poeta e contadino" che avrebbe riunito settimanalmente in uno studio radiofonico Arigliano e Jannacci. Per fortuna alla Rai comunque le cose si fanno seriamente, l non si scherza e quando si decide un programma si va fino in fondo, anche se si  costretti a operare qualche piccolo cambiamento. Nel nostro caso, dalla radio si passa alla tv, da Arigliano a Jannacci a Cochi e Renato. Renato Sellani, frattanto, continua a mietere successi come giocatore di goriziana, ping-pong, ciapan fino al punto di essere ingaggiato anche come pianista in certi posti molto ben frequentati. Strada facendo, Sellani si sposa, ma tutta questa roba  materiale per un prossimo libro, credo giallo. Si arriva, dunque, al "Poeta e contadino" con Cochi e Renato. Per prima cosa si cerca di recuperare Jannacci come autore e la cosa riesce tra centocinquanta difficolt, prima fra tutte quella provocata da un'offerta a Renato da parte di un regista cinematografico.
Renato, come probabilmente si  gi detto in altre pagine, ha sempre desiderato fare del cinema, sostenendo che se la cosa era riuscita a gente come Grace Kelly o Ronald Reagan avrebbe potuto benissimo riuscire a lui, indenne tra l'altro da ambizioni politiche. Cochi sapeva tutto del cinema, Renato assolutamente niente. Con Cochi si pu parlare di Von Stroheim ancora adesso che  passato tanto tempo, con Renato purtroppo il dialogo era impossibile per via delle sue teorie in proposito. "Piuttosto che chiudermi in un cinema, vado due mesi a sciare a Cortina". (Renato non sa sciare, ma nuota benissimo: quindi si suppone che questo tipo di affermazioni derivi pi da un suo segreto desiderio di imparare a sciare, piuttosto che dall'intenzione di migliorare le sue straordinarie capacit natatorie. Il cinema, in sostanza, non c'entra nulla).
Qualche volta gli amici hanno portato Renato al cinema, ma la sua avversione era tale che durante la proiezione i suoi atteggiamenti risultavano assolutamente estranei al luogo e alla tradizione. Una volta port con s un televisorino. Prefer uno sceneggiato con Carlo Hintermann a "Nel Kentucky c' una chiesetta, amor"; un'altra volta, mentre si proiettava "L'insegnante ha le tette al vento", Renato si cucin un risotto coi funghi; un'altra volta ancora, mentre gli amici assistevano estasiati a "Sono una donna, non sono una santa", quello che sarebbe diventato Renato Pozzetto (allora era soltanto Renato) trasform la sua Vespa in un giradischi pieghevole. Tent anche di venderne il brevetto, ma fu preceduto da una maschera del cinema Minerva di Milano che quella sera aveva seguito al buio, o quasi, tutte le evoluzioni di Renato, il quale aument anche per tale ragione la sua antipatia nei confronti della cosiddetta settima arte.
- Nel cinema - dice sempre Renato oggi Pozzetto - non puoi avere un'idea che subito te la rubano.
Insomma in Renato non ancora Pozzetto il rapporto col cinema era di odio-amore, una specie di complesso di Edipo, film che non  stato ancora realizzato perch nessuno vuol fare la parte del complesso. Per farla breve - cos diceva un tale che voleva fare l'amore in piedi con una ragazza che non ci voleva stare - Edipo, pardon un regista, telefona a Renato per chiedergli se vuol fare un film. A quei tempi tutti i registi o aspiranti tali avevano il numero di telefono di Renato e pertanto la cosa risulta credibile anche a coloro che si fossero domandati come pu un regista telefonare a Renato? In effetti il regista telefon a Cochi e si sent rispondere cos dalla segreteria telefonica: - Buongiorno. Qui parla la casa di Cochi, del famoso duo Cochi-Renato, saltimbanchi internazionali. In questo momento Cochi  assente. In caso di repellente necessit potrete rivolgervi a Renato, al nru... Se non ci fosse neanche Renato siete costretti a trascorrere una serata terribilmente noiosa in compagnia dei vostri cari. Mi dispiace per voi e un po' anche per i vostri cari.
Per giocare con la segreteria telefonica, Cochi si  ballato una carriera cinematografica che per i soldi che ha fruttato e la celerit dei tempi in cui  stata realizzata non ha mai avuto precedenti nella storia dell'umanit. Destino vuole che in quella circostanza il Cochi non fosse nemmeno assente di casa. In realt aveva innescato la segreteria telefonica per stare un po' in pace e leggersi tranquillamente, in inglese s'intende, l'oroscopo della settimana che gli prevedeva una folgorante carriera artistica senza specificare peraltro il tipo di arte.
Renato rispose subito al telefono quasi sapesse che quello era il momento pi importante della sua vita. C' chi giura che gli squilli furono tre prima che Renato sollevasse il ricevitore, chi addirittura quattro. Renato non ha mai voluto dir nulla in proposito, riservandosi di precisarlo in occasione del libro sulla sua vita che scriver prossimamente. Sembra, a tale proposito, che Vogue abbia offerto una cifra spaventosa alla Brunella per sapere esattamente come siano andate le cose, ma la signora Pozzetto avrebbe rifiutato forse a malincuore dicendo: - Voglio troppo bene al mio Renato per dire una cosa del genere.
La telefonata.
Renato: - Pronti, chi parli?
Regista: - C' il signor Renato?
Renato: - Sono io, Pozzetto.
Regista: - Lei ha sempre voglia di scherzare...
Renato: - Mi chiamo Pozzetto come secondo nome...
Regista: - Sa io sono un regista...
Renato: - L'avevo capito dalla voce, dottore. Ho visto tutti i suoi film.
Regista: - Veramente non ne ho mai fatti.
Renato: - Io li ho visti lo stesso, sulla Svizzera.
Regista: - Cercavo il signor Cochi perch avevo una parte per lui. Sa dirmi, per piacere, dove potrei trovarlo?
Renato: - Cochi ha detto di dire a me. Lui in questi giorni  malato, una malattia contagiosa soprattutto per i registi. Posso fare io, se vuole dottore.
Regista: - No, grazie. Allora come non detto. Buongiorno.
Renato: - Scherzavo, dottore. Sono io Cochi. Sa, Renato in questo momento  in bagno.
Regista: - Ah, benissimo. Senta Cochi c' una parte proprio fatta per lei.
Renato: - Non me lo dica. Ho sempre sognato di lavorare con uno come lei.
Regista: -  una specie di Edipo in chiave moderna.
Renato: - Allora per me va benissimo. Ho sempre sognato di fare quella roba l. Edipo ha detto?
Regista: - Lei non deve fare Edipo.
Renato: - Ha ragione, dottore. Posso fare qualcos'altro. Io posso fare tutto. Devo vestirmi da donna?
Regista: - No, la donna c' gi. Lei deve fare il giovane, il figlio della donna.
Renato: - Ha ragione, dottore. Sembra una parte fatta apposta per me.
Regista: - Lei quando sarebbe disponibile?
Renato: - A qualunque ora del giorno e della notte. Se vuole posso venire a casa sua, dottore. Potrei portarle un coniglio, sa come quelli di una volta...
Regista: - Non c' molto da guadagnare...
Renato: - Ma sono cose da dire, queste. Dottore, via, uno come lei...
Regista: - Bene, vedo che lei  un ragazzo serio senza grilli per la testa.
Renato: - Sono sempre stato cos, dottore. Lei non ci creder, ma ho sempre avuto una grande passione per il cinema. Credo anche di esservi portato. Da piccolo mi scambiavano sempre per Roldano Lupi quando aveva due mesi..
Regista: - Allora le mander il copione.
Renato: - Grazie, dottore, molto gentile. Appena ricevo il copione le faccio avere i soldi. O preferisce che glieli porti a casa, cos potrei portarle delle uova di giornata...
Regista: - No, il copione  gratis. Le uova se le beva lei... Cretino.
Renato: - Grazie dottore, troppo buono.
Regista: - Allora accetta?
Renato: - S, grazie dottore.
Quando depose il ricevitore parlante, Renato aveva gli occhi lucidi e le mani sudate. Si lasci cadere sulla poltrona di cashmere e guard fuori della finestra senza vedere nulla perch da quella posizione l non si vede mai nulla. Avrebbe voluto gridare di gioia, ma non lo pot fare perch aveva gi avuto rogne con gli altri condomini che l'avevano definito nell'ultima riunione un poco di buono. Pens subito all'amministratore di casa, al portinaio, al salumiere che continuava a chiamarlo Renato e a dargli del tu perch non capiva il suo genere. Pens a lungo, tanto che la Brunella cominci a preoccuparsi. - Allora Renato - disse amorevolmente la moglie, accarezzandogli i lunghi capelli biondi e ricci - per stasera avrei preparato i soliti quattro chili di cipolle crude. Se vuoi per possiamo andar di brasato.
Renato le sorrise. La colp con una gomitata sul viso, alzandosi di scatto come aveva visto fare ad Amedeo Nazzari in un carosello per l'aperitivo che toglie il fiato. Renato non disse niente. Fece alcuni piegamenti con le braccia tese in avanti, due, tre, quattro volte mentre la Brunella piangeva per la gomitata ricevuta e per colpa delle cipolle che aveva manovrato fino a quel momento. L'aria di casa sapeva di cipolle, ma Renato non disse come il solito: "Ostia, che buon odore". Ormai era fuori di casa, era lontano da quei problemi, da quelle cipolle cos odorose. Si vedeva in una vasta prateria tutta verde, in sella a un cavallo bianco lanciato a perdifiato. Muoveva la testa Renato, seguendo il ritmo della lunga cavalcata, sul volto un sorriso dolce, lo sguardo spento, malinconicamente perduto ad inseguire un sogno antico che stava per realizzarsi.
- Il cinema - sussurr - Il cinema, capisci? - Lo so - disse la Brunella, accarezzandosi il viso su cui ormai era comparso un vistoso ematoma - Lo so che non vuoi andare al cinema. Va bene, vuol dire che staremo in casa a vedere Giochi senza frontiere...
Renato non ascolt le parole della moglie. Raccolse Giacomino, appollaiato da un paio d'ore sul vasino. Lo gett per aria ed il piccolo scaric addosso al padre tutto quanto non era riuscito a produrre fino a quel momento.
- Bravo Giacomino - disse Renato, dimenticandosi di riprendere al volo il piccolo - porta buono. Ostia, se porta buono..
Per Renato, ormai prossimo a diventare Pozzetto, i problemi erano diventati numerosi. Doveva confessare al regista il piccolo stratagemma usato per avere la parte al posto di Cochi, consultare Jannacci per consigli di ordine artistico, avvisare Cochi che la coppia stava per rompersi, rispettare gli impegni televisivi del "Poeta e contadino", rinunciare alle cipolle per qualche mese. Nel frattempo, gli era stato recapitato un manoscritto di circa duecento pagine dal titolo "Per amare Ofelia" e un po' pi sotto, regia di Flavio Mogherini.
Il nome di Mogherini non diceva granch a Renato, com'era logico. Non diceva assolutamente nulla agli amici del Bar Gattullo, ai quali Renato aveva annunciato subito l'inizio della nuova carriera. Gigi Attanasio, per la verit, fu il solo a trovare riscontri sostenendo che si trattava di un terzino della Ternana dell'immediato dopoguerra. Giancarlo Zambelli, l'uomo che sa tutto sui portieri, disse che almeno dal suo punto di vista, dei portieri voleva dire, quel nome non diceva assolutamente nulla. Domenico Gattullo osserv che era un bel nome tanto per tenersi buona la clientela. Al bar si attendeva con ansia l'arrivo di Ninone Del Tonno per sapere qualcosa di pi. Ninone aveva grande credito presso quell'ambiente sia per le spese che sosteneva al banco ordinando panini e champagne, sia per il ruolo di capo dell'ufficio facce, una specie di archivio mondiale il cui scopo era quello di rilasciare timbri e certificati a coloro che erano in possesso di facce simpatiche, insomma da Milan. Ninone scaric puntualmente le sue quattrocentomila lire di ostriche dell'Atlantico davanti ai tavolini del Gattullo verso le ore diciotto. - Sono per l'aperitivo - disse rispondendo agli sguardi dei presenti e nella sala principale del bar s sollev un "oh!" che era di ammirazione, ma anche e soprattutto di invidia. Di fronte a quell'apparizione, nessuno ebbe il coraggio di introdurre il discorso Mogherini per non apparire irriverente. Bisogna ricordare che Ninone Del Tonno  una specie di mecenate per i giovani artisti. Non ha mai rifiutato a nessuno un chilotto di grana o due parole di incoraggiamento. Ha un panettone al posto del cuore e notevole sensibilit nel dirigere il suddetto ufficio facce. Un timbro del Ninone vale un Oscar, disse una volta Lino Toffolo dopo aver mangiato ventottomila lire di panini.
Quel pomeriggio da Gattullo si consumarono ostriche, caramelle mou, praline e birra ghiacciata a secchiate. Ninone era felice, vedendo i suoi amici stravolti dal cibo sopraffino. - Mangiate - gridava - Mangiate e godete, amici. Il gozzo deve ridere, anche se poi questa notte il fegato telefoner. Ah, ah...
Renato seguiva, quella volta un po' distaccato, le evoluzioni alimentari dei suoi amici. Aveva nel gozzo il nome di Mogherini che gli impediva il trangugiamento di conigli toscani e bign alla crema. Avrebbe dovuto interrompere la superbouffe riproponendo l'argomento che gli stava a cuore. Attese pazientemente che i valori glicemici della compagnia raggiungessero limiti insopportabili. Ci vollero parecchie ore prima di assistere a qualche tracollo. Il Ninone, come sempre, reggeva alla grande, ma Zamba e Gigi Attanasio si presero a carciofini (sott'olio) in faccia per un gol di Rivera poco prima di mezzanotte. Il campo fu sgombrato dal vecchio Gattullo verso le due, quando il Ninone propose di andare a farsi due polpette al Capolinea.
Strada facendo, si costeggia il Naviglio Grande, Renato disse che gli avevano proposto di fare un film. Ninone non rispose subito, assaporando la notizia come fosse un trancio di branzino. Il Ninone se l'aspettava una notizia del genere, se la aspettavano tutti quelli che conoscevano Renato, ad eccezione dei vicini di casa e di qualche altro personaggio minore di questa storia.
- Mi hanno telefonato oggi a casa - aggiunse Renato sottovoce.
- Chi? - fece il Ninone - Ponti? La Cineriz? La Warner?
- No, Mogherini - ammise Renato - Sai il famoso regista...
- E chi ?
- Un regista, un regista importante.
- Ma va a cagare.
- Giuro. Si tratta di una storia su Edipo.
- Roba nuova. A Milano?
- Non credo, non me l'ha detto.
- Ma  un film da ridere?
- Non credo.
- E chi c'?
- Non so. Nessuno credo.
- Ma che film , scusa?
- Ma non lo so. Mi ha detto se volevo fare un film e io ho detto di s.
- E se  una puttanata?
- Amen - disse Renato guardando il Naviglio che gli traballava sotto gli occhi.
- Cosa vuoi che me ne freghi a me del cinema. Porto a casa la grana...
- Quanto?
- Non me l'ha detto. Anzi ha detto tantissimo.
- Ma quanto?
- Boh! Saranno cinquanta milioni.
- Beh, allora per cinquanta milioni puoi anche fare una puttanata. Meglio informarsi per, prima di accettare.
- Nino?
- Cosa c'?
- Ho accettato.
- Che cosa?
- Di fare il film.
- Ma non sai cos', non sai quant', non sai chi ! Cos'hai accettato cosa? Allora sei pirla?
- Vorrei vedere se l'avessero detto a te di fare un film.
- Renato?
- Eh?
- Va a cagare!

"Per amare Ofelia" e "Il poeta e il contadino" cominciano contemporaneamente. Il film a Madrid, la trasmissione tv alla Fiera di Milano dove Renato arriva un'ora prima della registrazione, trafelato, occhi sbarrati, ma con alcuni preziosi foglietti sui quali sono scritte battute e spunti, inventati nelle pause cinematografiche. Con Cochi e Jannacci, Renato  anche autore della trasmissione che fin dai titoli di testa si presenta come qualcosa di assolutamente diverso rispetto ai tradizionali programmi leggeri della Rai-tv. Il clima della trasmissione  tipico della coppia, per la prima volta responsabilizzata anche sul piano ideativo. Cochi rappresenta uno snob isterico e prepotente, malato di poesia, che brutalizza puntualmente Renato nelle vesti di un simpatico cialtrone. I due sono incaricati di presentare un programma i cui ingredienti sono quelli classici, cantanti, ospiti d'onore, balletti. La falsa arroganza di Cochi e i maldestri tentativi di arrivismo artistico da parte di Renato provocano un effetto comico particolarmente originale, determinato da un tipo di umorismo che risulter al di fuori dei canoni abituali, un po' per la modernit del linguaggio, un po' per gli schemi quasi sempre aperti ad ogni improvvisazione. La coppia lavora praticamente in diretta, davanti ad un pubblico vero, senza cio possibilit di ripetizione e senza applausi o risate fasulli. L'introduzione  un lungo dialogo tra i due che si conclude con un violento litigio e relativo duello, realizzato in termini paradossali. Poi si passa ad uno sketch classico con trovate sempre assurde come quello della radio che risponde alle domande dei due, quindi ad un "assolo" ciascuno e un finale sceneggiato, coll'esibizione di Cochi e Renato in un numero classico del loro repertorio. La trasmissione si chiude con la canzone intelligente, motivo e testo del clan in polemica con il mondo sclerotizzato e banale dei discografici. Il poeta e il contadino  stata una trasmissione di rottura, nel senso buono s'intende. Aveva in s personaggi e contenuti abbastanza provocatori, mischiati a parentesi vecchio stile. Un cocktail strampalato, disorganico, spesso incomprensibile, ma che serv a Cochi e Renato per esprimersi quasi sempre in assoluta autonomia. Il risultato fu naturalmente contestato: i giovani, quelli che non si divertono con le barzellette o i giochi di parole, decretarono un grosso successo alla trasmissione, insieme con una parte della critica, diciamo cos, meno conservatrice.
Pareri del tutto diversi da chi invece  sintonizzato sui canali del conformismo e della prudenza. Nelle sei settimane di programmazione, i dirigenti televisivi erano molto perplessi, non riuscendo a capire come mai quella "roba" piacesse tanto ai loro figli. Il discorso popolare di Cochi e Renato rimase abbastanza incompleto, sia per la sede che naturalmente non permetteva ulteriori slanci di temerariet, sia per la provvisoriet della preparazione e la comprensibile accortezza di linguaggio.
L'occasione fu comunque importante perch consent alla coppia di farsi conoscere da un vasto pubblico di giovani, gli stessi che un anno dopo tributarono a Cochi e Renato un autentico trionfo quando si esibirono in una tourne, iniziata in un tendone a Milano e che fu poi interrotta volutamente dalla esplosione di Pozzetto nel mondo del cinema.
 stato proprio il cinema, a partire come vedremo da Ofelia, a incrinare prima e a rompere definitivamente la coppia Cochi e Renato. La divisione  avvenuta soltanto in campo artistico, continuando i due ad essere ottimi amici e a vivere quasi sotto lo stesso tetto, trapunto di stelle come dice il poeta quello di Renato, un po' meno hollywoodiano quello del Cochi i cui successi di cellulosa (intesa come film) sono per ora meno strepitosi di quelli di Renato.
L'escalation di Renato  merito soltanto ed esclusivamente suo, cos come - speriamo di no - sar responsabile della mancata conquista del premio Nobel per il cinema.
Come si diceva altrove, Renato ha puntato su Ofelia non perch fosse allettato dal soggetto o dai nomi del cast, ma semplicemente perch voleva, sentiva direbbe lo psicanalista, che era il momento di sfondare. L'unica porta era rappresentata da una storia banale e da un regista alla prima opera. Vi si  buttato a capofitto, ci  rimasto con grande volont per qualche mese pur ripetutamente raffreddato da un mondo diverso dal suo, fatto cio di cose scritte da altri e da compagni di lavoro lontanissimi dalla sua personalit e dal suo ambiente.
Il ritorno settimanale a Milano riportava a Cochi e Jannacci un Renato preoccupato, avvilito da una routine in cui era impossibile ritrovare lo spirito e l'atmosfera che gli erano abituali.
- Mi fanno fare delle cose che non capisco - diceva. - Mi fanno dire delle battute che non fanno ridere. Mi hanno vestito come Moratti. Secondo voi Moratti fa ridere? - chiedeva spaventato. La paura di un tonfo clamoroso, lui che era sempre stato un vincitore per ko del pubblico, gli stava avvelenando quei giorni. E, per la verit, non  che da parte degli amici rimasti a casa trovasse grande conforto. Sei stato tu, gli dicevano, a volerlo fare, peggio per te. La fissa del cinema ci  costata per ora un sacco di soldi in serate perse e chiss che sputtanamento quando Ofelia uscir. Ripartendo per il set, Renato era ancora pi demoralizzato, ma la grinta e le risorse artistiche non gli mancavano per recuperare. Lentamente prendeva confidenza con la macchina da presa e con chi gli stava intorno, piano piano piano riusciva a imporre la propria personalit, suggerendo trovate e modificando situazioni o battute. Cercava di strapparsi di dosso gli abiti di scena (ricordate? interpretava la parte di un giovane e ricco industriale) per rimettersi, almeno metaforicamente, quelli dello sprovveduto uomo della strada che lo fanno sentire a proprio agio. In sostanza, la marcia di avvicinamento al posto di leader del film cominciava a dare qualche frutto. Scomparsa la timidezza iniziale e il logico complesso d'inferiorit del neofita, Renato stava per impadronirsi del film, al punto da chiedere esplicitamente al regista la collaborazione degli amici milanesi in occasione del doppiaggio, per la revisione dei dialoghi. - Dovete venire a Roma - disse a Cochi e Jannacci - a vedere questo film quando sar montato. Mi dovete dare una mano perch si possa salvare il salvabile. Se il film va male, siamo tutti dentro fin qui.
Renato aveva fatto del suo meglio per raddrizzare Ofelia nelle ultime settimane di ripresa, ma quando, in occasione della visione privata si accesero le luci in sala dopo circa due ore di proiezione, il suo commento al vicino di posto fu (sottovoce): "Cagata pazzesca".
Si trattava di evitare a Renato una figuraccia nella sua prima avventura di cinema. La discussione tra Renato e gli amici milanesi da una parte e il regista dall'altra, fu un disastro. Flavio Mogherini sosteneva che il film aveva un corpo, un messaggio tradotto per i non registi, e una veste dignitosissima. I miglioramenti, semmai ve ne fosse bisogno, sarebbero stati possibili soltanto a livello dialogo, una risatina in pi con qualche battuta bene azzeccata. Renato non ebbe il coraggio di inserirsi nel dibattito, cercando soltanto di evitare occhiate di disprezzo tipo "come hai fatto a cadere in questa trappolona?". Morale: Jannacci e Cochi dissero chiaramente che il loro eventuale contributo non avrebbe modificato pi di tanto il risultato e Renato fu abbandonato a se stesso.
Nel viaggio di ritorno da Roma a Milano, i tre cercarono anche di mettere a punto un piano per rubare e distruggere la pellicola, evitando cos la sicura rovina di quello che avrebbe dovuto essere l'attore comico pi popolare del futuro.
Ugo Tognazzi e Mario Monicelli, due vecchi lupi del favoloso mondo della celluloide, abitavano in quel periodo a Milano, impegnati nella realizzazione di "Romanzo popolare", un film che ottenne poi un notevole successo. Quasi ogni giorno con la troupe di "Romanzo" c'erano anche Cochi, Renato e Jannacci, quest'ultimo incaricato da Monicelli di musicare il film. Con il loro aiuto si cerc disperatamente una soluzione al "caso Renato", il quale nel frattempo aveva sparato durante il doppiaggio di Ofelia tutte le armi a disposizione, comprese quelle che avevano lasciato il segno e creato una moda ne "Il poeta e il contadino": "siamo su a 1300", "che brava persona", "praticamente".
Il dissesto artistico di Renato era ritenuto da tutti inevitabile e l'unico suggerimento che fu dato in proposito da Tognazzi e Monicelli, i quali beninteso non avevano visto il film e parlavano soltanto per ci che avevano sentito dagli interessati, fu quello di continuare a fare i tendoni e le serate, in attesa che il pubblico dimenticasse. - Tra cinque o sei anni - dicevano in sostanza - potresti riprovare, cominciando tutto daccapo.
Tale prospettiva, evidentemente, non incoraggiava Renato, giudicato unanimemente il solo responsabile di quella maledetta situazione. - D'altra parte - diceva ancora il produttore di "Romanzo" - in Italia non si pu far ridere parlando milanese. La gente non capisce, vuole Sordi, Manfredi, Gassman. Lo stesso Tognazzi  molto pi attore, che comico. Caro Renato, mettiti l e studiati un po' di romanesco, chiss fra qualche anno...
In quei momenti tragici per Renato non ancora Pozzetto, c'era un elemento del clan assai poco disposto a subire il tracollo. Si tratta di Manzotti Achille, costretto per mesi a dire di no ai locali di tutta Italia che volevano Cochi e Renato in pista a qualunque cifra. Il sogno di Manzotti di diventare come Onassis, sembrava allontanarsi sempre pi nel tempo. Manzotti sapeva, come tutti, che Renato sarebbe stato un crack e non poteva sopportare l'idea di veder stronco il suo miglior cavallo prima ancora di entrare nelle gabbie di partenza. Cerc disperatamente di far ingaggiare Renato da altri produttori cinematografici, compreso quello di "Romanzo" prima che il tornado dell'insuccesso si abbattesse su di lui. Niente da fare, nessuno voleva saperne di quel tipo grasso e milanese che faceva ridere soltanto i bambini o gli adolescenti. - I successi della tv o del tendone? Ma mi faccia il piacere, il cinema  una cosa ben pi importante.
Quando "Per amare Ofelia" esce in prima al cinema Ariston di Milano la platea  piena di amici di Renato. Da Cochi a Jannacci, tutto il Gattullo, mogli e figli di amici, Le Mans e la sua compagnia di arte varia, Tognazzi e la troupe di "Romanzo". S, d'accordo, in sala si  riso, ci si  divertiti, ma noi sappiamo chi  Renato, lo conosciamo, non saranno mica tutti come noi, si diceva. - E poi - chiede uno - perch Renato l'hanno chiamato Pozzetto? Si confonde con qualche altro. Lui  Renato e basta. Piuttosto non capisco perch nel cartellone il suo nome  pi piccolo di quello della Giovanna Ralli.
Con tutti i problemi cui doveva pensare, figuriamoci se Renato aveva tempo e voglia di pensare al cartellone. Il film cos parte, l'indomani tutti a leggere le recensioni. Beh, insomma, mica male, dicono. Niente di particolarmente importante, un film come tanti altri. Ma il pubblico, cosa dice il pubblico?
Una cosa da impazzire. La sera all'Ariston non entra pi nessuno, ci sono i dobermann per tenere indietro la gente. Tutti parlano di Ofelia come il film pi divertente degli ultimi anni, il pubblico  piegato in due dal ridere nel sentire le battute di Pozzetto, si chiama cos. Renato, pardon Pozzetto,  l'uomo nuovo del cinema italiano. Gli incassi sono strepitosi, battute tutte le medie precedenti. Ma non soltanto a Milano, a Roma, a Napoli, Palermo, dappertutto.  nata una stella!
Tutti intorno a fare i complimenti al nuovo divo, a dire che era ora, finalmente si sono accorti di come sei bravo. Achille Manzotti, sparatosi in bocca un sigarone da trecentomila lire (gli hanno detto che i grandi boss hanno tutti il sigarone in bocca), non riesce a rispondere al telefono. Sono i produttori di tutto il mondo che vogliono Pozzetto. Il prezzo sale. Si arriva a cifre da Hollywood. Renato  come tramortito, dice che  tutto regolare, in fondo. L'unico posto dove il ciclone non  avvertito  il bar Gattullo. Qui Renato non diventer mai Pozzetto perch da queste parti il cinema ce l'hanno in casa nel senso che non hanno bisogno di uscire di l per divertirsi e in fatto di kolossal il Ninone vale Darryl F. Zanuck.
Tra gli altri, a complimentarsi si presenta anche il produttore romano di "Romanzo". Ha letto le cifre della prima settimana di incasso, a livello mondiale. Anche lui sarebbe disposto a fare un sacrificio per un film con Pozzetto. Paramount, Rizzoli, De Laurentiis e tutta la compagnia di arte varia telefona a Manzoni, Renato ha pi offerte di Robert Redford o Jack Nicholson. Gli altri, i suoi nuovi colleghi, dicono che sar un fenomeno passeggero, che non pu durare. In fondo, per un po' di paura ce l'hanno.
Si scatena Manzotti, chiedendo cifre paurose. Manzotti e tantomeno il suo crack non battono ciglio, esagerano. I produttori dicono di s a tutto e per primo Rizzoli ripropone l'accoppiata Mogherini-Pozzetto. A disposizione c' la storia di Paolo Barca, scritta da Ugo Pirro, autore impegnato, per la regia di Damiano Damiani, regista colto, e l'interpretazione di Franco Nero, attore drammatico. Non importa, bisogna fare presto. Al posto di Damiani, Mogherini; al posto di Nero, Pozzetto; al posto di una storia con risvolti sociali, un'occasione per ridere. La gente vuole Pozzetto e basta. Pozzetto vuole far presto e sceglie quello che paga di pi. Cochi e Jannacci che non avevano scommesso un fiammifero spento sul successo di Ofelia, ma un miliardo su quello di Renato non sanno cosa pensare. "Ma  una vita che Renato deve venir fuori...".
Roma cinematografica  ai piedi di Renato. Una sera, a casa di Monica Vitti, Jannacci incontra un regista di successo, Marcello Fondato.
- Ma questo Renato  pazzo - dice - Pensi che per fare sette pose ha chiesto una cifra superiore a quella concessa a Monica per tutto il film. Ma chi si crede di essere? Pensa che a Roma siano tutti rincojoniti? E poi 'sto Manzotti: ma cosa crede di avere: Frank Sinatra?
- Sono cose che non mi riguardano - risponde Enzo - Se lei ritiene che voglia troppi soldi, non glieli dia.
- E che sono forse matto? Ma ne trovo altri cento meglio di lui!
Il giorno dopo, Renato Pozzetto firmava il contratto per il film del regista Fondato. La cifra richiesta da lui e Manzotti era stata accettata e Monica Vitti, subito dopo, chiedeva a Manzotti di farle da manager.

Il formidabile botto intorno al nome della nuova vedette del cinema italiano trov preparatissimo Renato, il quale in giovent aveva sempre sostenuto: "Io sono uno che si monta la testa subito, basta avere in tasca i soldi per un panino da Gattullo".
Renato, al contrario, seppe mantenere le stesse abitudini e gli stessi amici, purch ricchissimi. Si limit soltanto a comprare la Rolls Royce di Moratti, il quale non aveva abbastanza soldi per la benzina tanto  vero che si liber anche del Corriere della Sera, e ad affittare una villa a Roma, abitata fino a qualche giorno prima da Costantino di Grecia. L'ex sovrano, prima di trasferirsi, chiese a Renato di vedere la villa per l'ultima volta e Renato che ha un cuore grosso come un Rolex d'oro massiccio, non pot fare a meno di dire di no.
La vita nella favolosa villa romana trascorreva serena e la stessa atmosfera si poteva cogliere a bordo della Rolls, soprattutto di sabato sera, quando Renato si recava in via Veneto nell'ora di punta, accompagnato dal collega Villaggio Paolo, anch'egli sulle soglie della celebrit. I due amici stavano tre o quattro ore in mezzo al traffico della famosa strada romana, abbassando e sollevando la capote dell'auto color amaranto e, senza voler dare nell'occhio, urlavano all'indirizzo dei passanti gli slogan politici degli extraparlamentari di sinistra, quali "fascisti borghesi, ancora pochi mesi" o "Rai-televisione puttana del padrone".
Attraverso questo tipo di battaglie ideologiche, Renato matur le sue convinzioni politiche, improntate su schemi e indirizzi della pi rigorosa avanguardia nazionale e internazionale. I rapporti con gli umili, i frustrati, gli oppressi subirono una evoluzione coerente con la sua nuova posizione socialeconomica e con le esperienze umane accumulate negli anni trascorsi nelle osterie della periferia milanese.
Il processo di maturazione intellettuale rispecchi le caratteristiche dell'uomo che si  fatto da s, nel rispetto della sua educazione civile e della vocazione filantropica tipica delle persone assurte improvvisamente ai massimi vertici della popolarit. Per capire quale tipo di benevolenza egli continui a nutrire verso i cosiddetti semplici di spirito, basta ricordare un episodio di quel periodo.
Favolosa (si dice sempre cos, ma qui l'aggettivo  doveroso) villa a Bereguardo, Pavia.
I signori proprietari della villa sono autentici amici di Renato, gente alla mano, circondata da dobermann e pastori tedeschi, addestrati alla difesa e all'attacco dell'uomo.
Cena superba, vini pregiati, finalino con Rudy e chitarra.
Alle tre, naturalmente di notte, si lascia la villa coll'impegno di ripetere presto quella splendida serata e si scaglia la Rolls verso la nebbia fitta che avvolge la pianura Padana per arrivare a Milano. Si continua a cantare, a ridere, a gustare la vita come se fosse sempre di annata buona. Renato  euforico, il coro alle spalle perfettamente sintonizzato.
Si arriva al casello dell'autostrada, quasi un appuntamento con la realt.
Renato blocca la Rolls alla maniera di quelli che ne hanno appena comprata una da Moratti. Preme un pulsante e la capote si solleva sontuosa. I volti dei passeggeri accaldati sono sfiorati dal fresco bacio dell'aria aperta. L'ombra dell'impiegato della societ autostradale sguscia dal buio del gabbiotto e si avvicina alla macchina. Lo sguardo dell'uomo panoramica dal primo piano di Renato, si spinge lungo l'interno della vettura occupato da altri tre giovani compiaciuti di una situazione straordinariamente privilegiata. L'uomo  assonnato, oltre che tramortito dal gelo che il piccolo berretto e la lunga sciarpa di lana ruvida non riescono a mitigare.
Renato, perch pi sensibile degli altri e anche pi vicino all'uomo, avverte la sensazione di disagio. Cerca di recuperare, sorridendo e lancia una battuta d'incoraggiamento.
Renato: - ... Ohel... sera... Come va la vita?
U. (inteso come uomo):- Seicento lire.
Renato accusa, la sua battuta non ha avuto successo, s'indispettisce. Bisogna capirlo:  un animale di teatro, un comico vero, non sopporta che il suo senso dell'umorismo venga trascurato, che le sue gags caschino per terra. In fondo si tratta del suo lavoro... Dotato di riflessi felini e di risorse artistiche gigantesche, Renato parte subito per il recupero. Si fa dare un deca dal vicino e lo allunga all'uomo dal berretto piccolo che gli sta di fronte.
R.: - Tenga pure il casello - dice.
La prima  gi innestata. La Rolls riparte silenziosa e solenne come l'angelo vendicatore.




CAPITOLO 13.

Il Cochi, invece,  tutta un'altra storia. Mai avuto Rolls, mai avuto rapporti con principi e, quel che pi conta, sempre ben visto dagli impiegati delle autostrade nazionali. Anzi, se proprio lo volete sapere, il Cochi  tipo che con gli impiegati delle autostrade va perfettamente d'accordo. Ogni tanto organizza dei raduni con questi suoi amici e li porta alla sei giorni di Milano o a vedere la tv a colori in galleria Vittorio Emanuele da dove si vede anche la Svizzera.
Il Cochi  proprio un bravo ragazzo tutto casa e pied--terre. Quando  a casa,  come non averlo: lavora all'uncinetto, risponde al telefono, scrive lettere anonime, lava le macchine dei vicini di casa per arrotondare. Una volta, senza che se ne accorgessero gli addetti ai lavori, ha lavato anche la macchina per pulire le strade. Era un marted sera e in via Sismondi, mentre tutti si davano alla pazza gioia coi cartelli della sosta vietata, il Cochi ha dato l'esempio lubrificando piazza Gorini; poi, con secchio e spugna, ha lucidato la pulitrice stradale che si poteva mangiarci su, come dicono quelli che hanno sempre fame e mangiano dappertutto.
Quando  nel suo pied--terre, il Cochi si trasforma. Basta con i lavori domestici, viva la libert e la fantasia, s insomma, si lascia un po' andare e inventa. Lo spirito creativo del Cochi  una delle cose pi creative che si possano vedere in giro di questi tempi. Ha un'immaginazione quel ragazzo l che fa spavento a guardarlo. Prima di mettersi a inventare, deve compiere una specie di rito.
Riempie la vasca di acqua tiepida e di bagnoschiuma-verde, quindi si immerge e vi sta fino a quando lo ritiene opportuno, di solito dieci/quindici minuti. Si fa il suo bravo shampoo, si lava bene la schiena, le dita dei piedi e dietro le orecchie. Compiuta la prima fase dell'operazione, esce dalla vasca, si asciuga e s'infila l'accappatoio di spugna rosso. D una pulitina alla vasca da bagno, poi passa a frizionarsi i capelli biondi con una lozione segreta. Fa un po' di manicure, una spruzzata di acqua di colonia qua e l (soprattutto l) e si stende sul letto giusto il tempo per fumarsi una Muratti's. In quella posizione, comincia a pensare all'invenzione. Poi si alza canticchiando "... quando tu sei con me, questa stanza non ha pi pareti e questo soffitto viola ecc..".
A volte anche le canzoni hanno la loro importanza per un inventore come il Cochi e, in modo particolare, per coloro che hanno un soffitto viola e nessuna parete. Il Cochi a queste cose non bada molto e continua la sua preparazione per la cosa da inventare.
Una delle fasi pi tormentate dei preparativi  quella relativa alle lenti a contatto, elemento indispensabile per portare a termine l'operazione. Il Cochi in genere le tiene dentro gli occhi, ma gli pu capitare di dimenticarle in giro e allora  costretto ad ordinarne un altro paio, presso il suo negozio di fiducia. In questo caso telefona.
- Per piacere, dottore, avrei bisogno di un paio di lenti a contatto. Ma le ho bisogno subito. Me le faccia portare immediatamente al mio pied--terre, lei conosce l'indirizzo, gusti e misure.
- Da chi gliele faccio portare, signor Cochi? Da quella bionda, ventidue anni, petto e fianchi novanta, vita sessantotto, coscia...
- No, per piacere. Quella  venuta ieri, vorrei quell'altra, il tipo mexico.
Nella mezzoretta che passa prima dell'arrivo delle lenti a contatto, il Cochi mette a punto meticolosamente ( un precisino, quello l) l'ultima fase dei preparativi. Champagnino in fresco, qualche cioccolatino in vista sul tavolo, un disco di Giacomo Lauri Volpi, due fiori finti in bagno, rifinitura al trucco. La portatrice di lenti a contatto  uno degli ingredienti fondamentali alla riuscita dell'invenzione. Il Cochi  molto bravo a inventare, ha un dono di natura, ma se non ci sono gli ingredienti giusti anche per un genio come lui  difficile andare oltre quanto potrebbe fare un comune mortale.
Il sistema del Cochi  infallibile. Se ne parlava proprio l'altra sera all'universit di Princeton, Usa, dove il suo caso  da tempo allo studio di un prestigioso staff di scienziati. Il problema pi rilevante per gli illustri partecipanti al seminario era questo: si pu applicare il sistema-Cochi anche in America dove, come tutti sanno, esiste una forte differenza del fuso orario?
La risposta  venuta dallo stesso Cochi, interpellato via cavo.
- Certo che  possibile - ha detto - basta spostare le lancette dell'orologio.
Da questo tipo di atteggiamento, dalla razionalit dei suoi interventi anche a livello scientifico, si pu intuire come il Cochi, oltre ad essere un inventore, sia anche uomo di notevole sense of humour (questa roba  stata scritta in inglese per volere dell'interessato). Tale virt  stata avvertita definitivamente quando il Cochi, senza avere una lira, decise di far costruire una villa sul lago. Fin dai primi anni del dopoguerra, il Cochi si  distinto da Renato per la finezza del gusto, insomma perch secondo lui il sollazzo deve essere di prima, senn meglio lasciar perdere. Le dita vellutate, le scarpe inglesi, la moquette a rate, il modo di porgere il phon, rivelano l'animo raffinato di un autentico gentleman. La sua versatilit e il suo senso del dovere nei confronti del mondo del lavoro, con particolare riferimento al settore edilizio, l'hanno convinto ad accettare un progetto per la costruzione di una villa faraonica sul lussureggiante lago Maggiore, che, come tutti sanno, non  il pi grande d'Italia. L'idea di realizzare qualcosa che potesse sconcertare l'opinione pubblica e quella (massima) del direttore della sua banca non  stata caldeggiata dalla Alda, sua fedelissima sposa, ma da Renato, tanto maldestro nei rapporti umani quanto spigliatissimo nelle intuizioni a carattere speculativo.
Il discorso relativo alla villa del Cochi nasce nel momento stesso in cui Renato, lanciato nello sfolgorante mondo del cinema dalla storia di Ofelia, molla il Cochi praticamente sulla strada.
A quei tempi, la coppia Cochi-Renato era la pi richiesta dai teatri-cabaret, dai tendoni, dalle enoteche, dai Palazzi dello Sport, da tutti gli organizzatori di spettacoli il cui interesse  spendere poco e guadagnare moltissimo. Si diceva in altra pagina del libro (non ricordo quale perch l'editore ha stampato tutto quello che c'era da stampare, compreso un favorito a quattro quinti) che l'unica arma per vincere la malinconia del Paese determinata da smottamenti e crisi economiche, terremoti e fughe di capitali all'estero, era costituita dal successo della coppia comica milanese. Ovunque apparissero Cochi e Renato, cessavano i tentativi di suicidio di massa e le processioni dedicate ai vari patroni locali.
(La coerenza narrativa subisce frequenti attentati da parte delle famigerate parentesi. Si tratta di una contraddizione soltanto apparente perch tutti gli scrittori di razza equina sono condizionati dallo stato del terreno, proprio come i purosangue, alcuni dei quali prediligono correre sul bagnato, altri su terreno allentato o addirittura pesante. Ci che per i cavalli  il terreno, nello scrittore di razza equina  la situazione gastroeconomica determinata dai risultati delle corse della giornata. Scrittori di razza non equina, mi riferisco ad Alberto Bevilacqua, quando sono in difficolt si aggrappano disperatamente ad argomenti quali la retorica delle strutture o cose del genere. Il suo contrario, si specializza nell'uso della parentesi che consente due operazioni:
a) raccontare fatti che non hanno nulla in comune con quanto raccontato in precedenza e quindi determinare nel lettore una sensazione di imbarazzo tale da costringerlo a gesti inconsulti, uno dei quali potrebbe essere l'acquisto di un'altra copia dello stesso libro.
b) non ricordo pi.
Il correttore di bozze e amici di famiglia consiglierebbero a questo punto di chiudere la parentesi. Un momento di pazienza ancora, per piacere.
A proposito dell'ultimo capoverso prima della parentesi, ci sarebbe da ricordare l'episodio accaduto a Castelfidardo durante la festa della Madonna delle noci. C'era la gente cos, venuta da ogni parte di Castelfidardo per vedere il miracolo della moltiplicazione delle noci e dei fichi secchi, quando all'improvviso, da un vicolo della piazza, apparvero vestiti da Cochi e Renato due alpinisti della Val di Non. Per conoscere lo sviluppo degli avvenimenti di quella giornata si consiglia di scrivere direttamente all'editore, in stretto contatto con l'autore, inviando dodicimila lire, una foto recente e un francobollo da cento lire per la risposta. L'editore provveder a far pubblicare il seguito sulla Gazzetta Ufficiale).
Cochi e Renato stavano vivendo gli anni, beh diciamo i giorni, del loro massimo successo, quando Renato s'invagh perdutamente di Ofelia. Achille Manzotti, detto lupus in fabula o dieci per cento e novanta per me, aveva ormai raggiunto la posizione di sparo, organizzando una micidiale tourne a circa un milione per sera. Fatti i suoi conti, lupus aveva gi prenotato un castello con ponte levatoio dove avrebbe trascorso gli ultimi ottant'anni di vita come Riccardo il Grande, personaggio inventato dall'ignoranza cupa del soggetto come simbolo di potere, ricchezza e sprezzo del pericolo.
Davanti ad una programmazione tanto rassicurante, il Cochi decise di metter su casa alla grande. La ditta andava a gonfie vele e nulla lasciava presagire che tutto precipitasse per il meglio. In effetti, il colpo di fortuna che si abbatt su Renato travolse Cochi che rimase praticamente disoccupato. Niente di preoccupante, intendiamoci, ma soltanto un po' di disagio. Sulle prime, il Cochi accolse con signorile entusiasmo l'affermazione di Renato, si prese anzi un periodo di vacanza (Inghilterra, naturalmente) per smaltire la fatica accumulata nelle ultime intensissime serate. Per un certo periodo si stacc dal compagno impegnato nell'ambiente cinema e, quando gli si riavvicin, lo scoperse tragicamente solo, abbandonato dai vecchi amici milanesi e immalinconito dalla villa di Costantino troppo grande per essere vera.
Cos da una parte avevamo un ricco triste e preoccupato dalla mole di lavoro che doveva affrontare; dall'altra il "povero" Cochi, cui il riposo aveva non soltanto ingentilito l'aspetto, ma anche lo spirito.
- Non si pu mollarlo cos - telefon il Cochi agli amici di Milano. - Renato si sente solo, non vede neanche Manzotti, troppo impegnato a togliere il sangue ai produttori. Dovete venire a trovarlo per farlo smettere di piangere. Non mangia pi nemmeno le cipolle.
Da Milano partono a turno: Jannacci, Massimo Boldi, Le Mans, Ninone Del Tonno, moglie, figli, parenti vari, esponenti del Gattullo Club, tutti impegnati a restaurare il morale di Renato, ormai troppo Pozzetto per essere Renato.
Purtroppo per il Cochi gli amici di Milano ritardano qualche giorno, quel tanto che basta a intenerire ancor pi il Cochi, costretto a subire dalla mattina alla sera lo stato penoso del suo vecchio ed amato compagno.
- Ho nostalgia di Gemonio - ripete singhiozzando sulle spalle del Cochi, l'ormai affermatissimo comico. - Voglio tornare a casa.
Gemonio, per chi ancora non lo sapesse,  una ridente (!) localit sul lago Maggiore dove Cochi e Renato si sono conosciuti da bambini, si sono fatti i primi dispetti e gli ultimi abbracci. Insieme, da quelle parti, hanno vissuto giornate indimenticabili, rincorrendo farfalle colorate e soprattutto Charlie il tedesco per descrivere il quale ci vorrebbero altre settecento pagine in dialetto milanese. Charlie, infatti,  l'unico tedesco che parla soltanto milanese. Ancora oggi  convinto che i tedeschi vinceranno la prossima guerra mondiale, e se non sar la prossima, sar quell'altra ancora. Insomma lui chiede soltanto un po' di pazienza...
Gemonio, dunque, gemma del Verbano. Vi abitano i genitori di Renato ed  una tappa obbligata per chi dovesse ripercorrere, un giorno, tutto il lago in moto. Gemonio  l, Renato piange di nostalgia a Roma, Cochi che fa? Promette a Renato di acquistare una villa l vicino per tenergli compagnia, per dimostrargli affetto eterno e perch ormai  tutto bagnato di lacrime. Renato si commuove ancora di pi, al punto che decide sempre per amore di Cochi di comprare un'altra villa, per a Laveno.
Renato aveva un debito con il Cochi e tutti sanno quanto Renato sia sensibile nei confronti dei creditori. In sostanza si preoccupava del suo miglior amico e della nuova, delicata situazione in cui si era venuto a trovare dopo la sua escalation. L'occasione per una rimpatriata si presenta con una offerta da parte di mamma Rai. Ci sarebbe da fare Canzonissima, nuova versione con particolare attenzione ai giovani, molti dei quali parlavano ormai come il Cochi e Renato del "Poeta e contadino".
A disposizione della coppia, dieci minuti da realizzare con carta bianca e la sigla di chiusura. Renato accetta subito perch ha voglia di ritornare coi vecchi amici, Cochi perch non ha niente da fare, Jannacci perch no?
Nasce "La vita l' bela, basta avere un'ombrela", ma la trasmissione, anzi la partecipazione di Cochi e Renato, non ottiene il successo che ci si aspettava. I motivi sono diversi, primo fra tutti la nuova dimensione del rapporto tra Renato, che si sente autosufficiente e Jannacci. Il puledro ormai  cresciuto, lusingato e conteso dal favoloso mondo del cinema:  conscio pi o meno giustamente, di essere un arrivato e sente assai meno la mano di chi l'ha addestrato. Jannacci intuisce che Renato non  pi quello di prima, troppo grosso il suo successo per restare fedele alla vecchia briglia. Ci sono discussioni, liti, abbandoni. La partecipazione a "Canzonissima" rompe il clan, l'atmosfera divertente e folle dei vecchi tempi  irrecuperabile. Si tira avanti in qualche modo, improvvisando quasi sempre in modo maldestro. Renato non vede l'ora che finiscano le puntate per dedicarsi al cinema, Jannacci per rientrare a Milano tra i suoi malati, Cochi per garantirsi una salda indipendenza. In mezzo a questo casino, Massimo Boldi s'inserisce in punta di piedi, ma in modo originale. La sua apparizione nello sketch di Vigorone  breve, ma sufficiente a dargli quel pizzico di popolarit che lui accresce prima presso il solito "Derby" con alcuni numeri di sua creazione, quindi trovando ingaggi in film di secondo piano. Sar lui il nuovo Renato? Jannacci sostiene di s, anche se la carriera folgorante di Pozzetto  difficilmente ripetibile, almeno in tempi cos rapidi.
La carriera di Renato  fulminea, sembra Mennea sopra il tapis-roulant. Ripete Mogherini con Paolo Barca, insegna a Ren Clement dove mettere la macchina da presa per ottenere un'inquadratura migliore, declina leggermente con Due cuori e una cappella, risorge con Steno nel Padrone e l'operaio, partecipa ad un paio di altri film, diventa quasi produttore con Viaggio di nozze in tre, con la regia di Carlo Vanzina, ex aiuto di Monicelli. In questa operazione sono coinvolti anche Manzotti, il cui sigaro adesso costa circa mezzo milione, e il Cochi, in una parte di coprotagonista.
Il Cochi, a proposito, cerca strade diverse. Sa di non avere il pugno da ko come Renato, ma risorse di altro tipo. Si avvicina al mondo del cinema pi timidamente, con idee meno dirompenti e coll'umilt di chi vuole apprendere un mestiere difficile. Si affida per la prima volta a un maestro, Alberto Lattuada, regista di Cuore di cane. Gli capita, pi o meno, quanto accadde al suo amico Jannacci parecchi anni prima con "L'udienza" di Marco Ferreri: successo di critica, assai meno di pubblico. L'operazione del Cochi attore di cinema  costituita dalla ricerca di un personaggio ancora da scoprire nel film italiano, quella di un protagonista giovane e brillante, una specie di Jack Lemmon nostrano, obiettivo che il Cochi raggiunge quasi definitivamente in "Bruciati da cocente passione", sul cui esito la critica ha espresso pareri favorevoli.
La differenza tra il Cochi e Renato  rispecchiata ancora una volta dalla resa dei loro film, dal contrasto delle due personalit. Renato per diventare Pozzetto impiega un film perch lui  nato sfondatore come Gigi Riva e, se indovina la partita,  un trionfo. Cochi impiegher pi tempo per far conoscere anche il proprio cognome perch ha caratteristiche diverse; trattandosi di un costruttore di gioco il suo valore  meno evidente, le sue impennate meno esplosive. Renato rischia i fischi quando non fa gol, il Cochi non subir mai stroncature, n incidenti di gioco perch il suo  un compito meno rischioso. Rimane il fatto che se non c' la squadra, Renato, proprio come Gigi Riva, pu finire in Serie B; il Cochi per la disponibilit del carattere e la costanza del rendimento trover sempre ingaggi e soddisfazioni. La crescita del Cochi passa attraverso la prudenza di scelte e obiettivi, la permanenza di Renato ai vertici della classifica-cannonieri  condizionata soltanto ed esclusivamente da un'amministrazione accorta e intelligente del personaggio che ha saputo imporre. Se sapr dimenticare per un certo tempo Pozzetto, tornando ad essere il Renato del Derby, del Tendone, delle osterie e del Gattullo, sottomettendo, almeno provvisoriamente, il proprio orgoglio, del resto gi ampiamente appagato, il cinema italiano potr finalmente scoprire molto di pi di quanto abbia scoperto fin qui, un attore comico straordinariamente versatile, un autentico fuoriclasse, non soltanto un rigorista.




CAPITOLO 14.

Le raccomandazioni dell'editore di questo libro sono state soprattutto relative ai tempi di consegna. Un libro, per quanto indecente possa essere, deve sorgere dalla tipografia come fosse una cosa nuova, suscettibile di ogni tipo di critica, di irrilevante peso politico, ma assolutamente puntuale con le esigenze di un pubblico raffinato e discreto, preoccupato di riservare all'opera un'accoglienza degna. Sarebbe ingeneroso nei confronti di una cos imponente massa di lettori trascinare oltre i limiti dell'umana sopportazione la fine di un prodotto artistico atteso con tanta trepidazione da un settore della popolazione mondiale impegnata in numerosi altri incarichi di interesse civile e morale.
"C' la conferenza di Ginevra, quella per il disarmo atomico, bloccata da pi di una settimana - ha implorato l'editore - Veda, dottore, se pu concludere. A questo punto  diventata una questione di interesse mondiale. Anche Carter e Ford non sanno pi come impostare la campagna elettorale se non viene fuori 'sto benedetto libro. Quelli della Fao continuano a telefonare. Lei, dottore, pensa sempre ai cavalli, allo yoga e altre balle del genere, mentre circa il dodici per cento dei bambini africani nasce con malformazioni ossee. Non vede cosa sta succedendo in Cina? Sembrano tutti impazziti. Guardi se pu dare una mano ai guerriglieri sudamericani che non riescono a venir fuori dalla macchia se non hanno la dritta giusta. Glielo dica anche a Cochi e Renato. Si facciano vivi, mandino almeno Manzotti a dare un'occhiata. Veda se Massimo Boldi pu fare un salto a Lilla per tener buono il cardinale Lefebvre che sta facendo un casino che met basta. Siamo sotto Natale, i picciotti hanno fame e i sequestri sono bloccati se non usciamo con questo libro. Faccia il bravo, una volta tanto..."
In effetti i pericoli che comporta un ulteriore ritardo di questa pubblicazione hanno toccato il cuore dei due protagonisti e del loro affezionatissimo cantore, il quale li ha subito interpellati e messi al corrente dei fremiti e delle tensioni che agitano buona parte dei nostri simili e anche dei nostri dissimili.
Renato  stato raggiunto sulla tangenziale, intento a vendere a un produttore di film muti un soggetto cinematografico destinato all'istituto dei ciechi. L'originalit dell'idea sarebbe rappresentata dal fatto che il film verrebbe girato interamente in interni, praticamente in casa di Renato, col sistema Braille-cinemascope. La discussione  stata interrotta proprio mentre il produttore di film muti, riconoscibile per la mancanza di due orecchie, stava mettendo la propria firma in calce. (Nessuno, nella vita, ha mai saputo cosa ostia voglia dire 'sto calce. Sarebbe opportuno che la tv svizzera ci facesse sapere qualcosa di pi in proposito). Era l con una mano quasi in calce, che arriva la telefonata via satellite.
La tangenziale che collega Milano ad Abbiategrasso  un nastro d'asfalto, questo ormai lo sanno anche i bambini, ma  stato bene precisarlo ancora una volta per non lasciare nulla d'intentato e dimostrare almeno buona volont quando le risorse descrittive di un ambiente che potrebbe divenire luogo letterario di grande richiamo turistico-gastronomico vengono intaccate sia da perturbazioni di origine economica, sia da certi schematismi narrativi ormai troppo logori per offrire ai posteri occasioni critiche e interpretazioni parziali. Ricapitoliamo e ci scusiamo per l'interruzione causata da motivi tecnici e indipendenti dalla volont altrui.
Dunque: Renato  in mezzo alla tangenziale-nastro-d'asfalto. In cielo, nuvole tipo scena finale de Il cavaliere della valle solitaria, con Alan Ladd, visto di recente in tv. Il traffico  come sempre caotico, nel senso che passano le macchine. L'auto di Renato  frenata (a mano) oltre la riga gialla. Il produttore di film muti, dimentico per ora di essere privo di fantasia oltre che di orecchie,  chinato sul cofano bianco latte. Impugna una biro blu e rilegge attentamente la bozza del contratto, scandendo a voce alta gli articoli determinanti. Renato  visibilmente alterato dall'emozione e occhieggia verso la prima corsia, riandando indietro nel tempo, quando bambino sognava di fare il camionista per girare il mondo. "Ah, tornassi fanciullo - pensa tra s e un camion - Come sarebbe bello giocare ancora tra le macerie fresche di guerra e riscoprire la poesia dei residuati bellici, fare i dispetti ai compagni rimasti orfani da poche ore, mangiare melanzane crude dopo averle rubate nell'orto abbandonato dal vicino di casa, costretto a partire volontario per il fronte russo".
Questa, si diceva, la situazione grosso modo, quando arriva la telefonata. Ancora una rapidissima precisazione: sull'auto di Renato c' un telefono il cui numero  noto soltanto a pochi milioni di persone, di diversa estrazione sociale purch miliardari.

R.: - Pronti, chi parli?
V.:- Renato?
R.: - Dipende.
V.: - Da che cosa?
R.: - Da quanto  disposto a spendere.
V.: - Tre volte.
R.: - C' il mio buio.
V.: - Visto.
R.: - Tre carte.
V.: - Non posso. Ne ho soltanto due.
R.: - Allora cosa mi telefona a fare, per rompere i cc. 
V.: - Lasci perdere i carabinieri.
R.: - Senta, ho qui un produttore davanti a me che sta firmando un contratto importante.
V.:- Non pu parlare?
R.: - Non pu sentire.
V.: - Capisco, un segreto.
R.: - No,  senza orecchie.
V.: - Gli occhiali, allora, dove li mette?
R.: - Se li fa fare apposta. Per me c' un trucco.
V.: - Guardi che quel rompipalle dell'editore continua a telefonare per il libro.
R.: - Ma cosa crede che io sia qui sulla tangenziale a prendere i numeri delle targhe? Ho il mio lavoro.
V.: - L'editore dice di non poter pi aspettare. Sembra che Lin Piao non sia morto nell'incidente aereo...
R.: - Ma io l'ho sempre sostenuto. L'ho sempre visto vomitare in aereo, quello l. Figuriamoci se per scappare Lin Piao sceglieva un mezzo cos pericoloso...
V.: - Ormai lo sanno tutti che lei lo sapeva. Il fatto  che Lin adesso vuole 'sto benedetto libro per rifarsi una vita.
R.: - Capisco. Ma possibile che Lin si faccia vivo soltanto quando ha bisogno. Tutti eguali questi cinesi della M. So gi cosa vuole...
V.: - Che cosa?
R.: - Vuol mettere su un ristorante a Porta Lodovica, attaccare Gattullo.
V.: - Ma  matto?
R.: -  sempre stato un po' pirla. Prima ce l'aveva con Mao, adesso con Gattullo. Vedremo di sistemare anche Lin quando avr un po' di tempo.
V.: - E all'editore cosa posso dire?
R.: - Guardi. C' il Cochi che non ha niente da fare dalla mattina alla sera. Lo chiami a casa, le d il numero della cucina abitabile...
Il Cochi stava accarezzando un agnello. Li ammazza a carezze per fare in modo che la carne rimanga tenera. Glielo ha insegnato il Ninone in un momento di debolezza, quando cio la curva glicemica segnava punte irraggiungibili non soltanto dalla scienza, ma anche dalla fantasia. La cucina del Cochi  una delle localit pi frequentate da vivandieri e uomini di cultura. Il Rotary vi organizza settimanalmente incontri e dibattiti coll'intento di stabilire un proficuo contatto tra il mondo ortofrutticolo e quello deputato alla formazione delle coscienze intellettuali ed artistiche del nostro paese. In sostanza  il mondo del lavoro che si avvicina a quello imprenditoriale e della sapienza per uno scambio di opinioni e di ortaggi nel segno di una collaborazione destinata a correggere definitivamente le contraddizioni della societ. In occasione del convegno sul tema: "Mass-media chi si ferma  perduto" sono stati consumati quintali di cipolline novelle e decine di cassette di catalogna, a dimostrazione della vitalit di certi operatori economici il cui scopo principale rimane quello di aprire i mercati generali a tutti, nel contesto di una politica di rilancio commerciale verso il terzo mondo, dove il fabbisogno vegetale ha definitivamente arrestato i tempi dello sviluppo industriale.
Il Cochi, lo abbiamo gi detto,  una delle poche persone al mondo che si ostina a cercare soluzioni il pi possibile democratiche per le angosce prodotte dalla cosiddetta civilt consumistica. In questo senso ha deciso di effettuare i primi esperimenti su se stesso, proprio come madame Curie, mi pare. Prima di affrontare i problemi relativi a questo tipo di civilt, il Cochi cerca da parecchi anni di creare intorno a s e ai suoi cari le condizioni pi idonee per portare avanti i suoi studi. Purtroppo il suo discorso  per ora rimasto alla fase ideativa, nel senso che non ha ancora trovato mezzi sufficienti per assuefarsi al clima di opulenza che tanto gli tornerebbe utile. Il suo sforzo  comunque teso al raggiungimento immediato di finanziamenti tali da consentirgli costruzioni di ville faraoniche, di piscine lussuosissime con moquette azzurrina tipo fondale marino.  chiaro che pi rapidamente potr realizzare tale progetto, tanto prima egli potr mettere a disposizione dell'uomo moderno il suo contributo di sensazioni e di rilievi statistici che potranno essere utilizzati dalle maggiori organizzazioni filantropiche mondiali (esempio: World wild life fund, Cochi parla quasi sempre in inglese) per l'emancipazione definitiva dell'uomo moderno. Il Cochi  un Santo, per chi ancora non l'avesse capito, soltanto per eccesso di timidezza e scarsit di mezzi finanziari, nessuno riesce a comprenderne il messaggio. E pensare che gli basterebbero una quindicina di miliardi di dollari per aiutare tanta povera gente, immalinconita e frustrata da favolose ricchezze.
"Ho l'impressione - ha detto il Cochi - che questo libro finir malissimo perch come tutto ci che si produce oggi in modo indiscriminato pu ripercuotersi negativamente sulla psicologia anomala dell'uomo moderno indirizzato da un certo tipo di civilt a trascurare i valori genuini dello spirito, della natura per dedicarsi a problemi legati ad un benessere di tipo provvisorio del tutto contraddittorio con l'immagine filosofica dell'essere umano. Non so se mi spiego?"
La spiegazione del Cochi circa la realizzazione dell'opera in corso , come si pu osservare, di un rigore indiscutibile. Semmai va precisato che essendo stata pronunciata in condizioni di spirito particolarmente infelici (il Cochi stava addentando una coscia di tacchino) pu essere fraintesa almeno nel suo significato pi recondito, laddove citando Maritain egli ha voluto celebrare il sacrificio preconizzatore. Come, non ha citato Maritain? Impossibile. Invitato a rivolgere l'ennesimo appello alle genti di tutte le razze e di tutte le civilt, il Cochi ha cos risposto:
"Inutile che continuiate a rompere i coglioni. Qui tutti parlano, tutti dicono la loro, e nessuno tira fuori i soldi. Prendete Le Mans: dimmi, figliolo, hai mai sentito tu la voce della tua coscienza?"
Le Mans, cos chiamato perch tratta automobili, insomma un Agnelli dei poveri, per ricco, era proprio l vicino al Cochi, parzialmente nascosto dallo scolapasta a pressione. Invitato autoritariamente dal Cochi, suo padrone, a pubblicizzare i suoi abituali colloqui coll'anima, a confessare le sue crisi, le sue malinconie, a chiarire i retroscena delle sue malcelate passioni, il vecchio, docile, adorabile Le Mans ha cos risposto: "S, dottore, la sento sempre la voce della mia coscienza. L'ho sentita anche ieri sera, sar stato un quarto alle undici. Mi ha chiesto venticinquemila lire".
Il Cochi, staccata la nobile mano dall'agnello, pass ad accarezzare il toupet del suo fedele compagno, un gesto amorevole e di pace, condiviso da uno sguardo privo di globuli rossi. Il Cochi fa sempre cos, chiss perch, quando gli fanno girare le balle.
"Ecco come quello stronzo di Le Mans draga i suoi scrupoli dalle scorie di esperienze frettolose, di rimorsi rigogliosi e pungenti. Lui  nel peccato, contrabbandando, defraudando, rubando, alleggerendo i suoi sentimenti pi elevati del seme prezioso della saggezza. Insomma, lui  fatto cos e non c' niente da fare. Ma voi, giovani e vecchi, voi che avete i soldi, la ricchezza, le mogli fedeli e bellocce, dovete liberarvi di tutte le tentazioni e offrire tutto a me perch io possa col mio sacrificio, rischiando la mia vita, operare per il bene di tutti affinch un giorno il tepore della purezza riscaldi ancora i vostri cuori. Adesso, scusate, ma i fagioli stanno bollendo".
Il Cochi parla malissimo di Renato e viceversa. Si intende dire che il rapporto tra i due non muta nemmeno a cambiare i fattorini, elementi questi ultimi trattati a parte sia dal Cochi che da Renato. Il Cochi dice che Renato  negletto. Renato dice che il Cochi  pedissequo. Le mogli fingono di salutarsi, ma sotto sotto ci dev'essere qualcosa che potrebbe essere argomento per altri due libri e quindi non  opportuno approfondire il discorso in questa sede. Avendo formato per tanti anni un sodalizio di grande successo, Cochi e Renato si detestano profondamente, tanto  vero che continuano a lavorare insieme anche se uno di qua e l'altro di l. Per si pu star certi di una cosa: se per caso un giorno dovessero trovarsi l'uno di fronte all'altro, armati fino ai denti, farebbero in modo di trovare una soluzione divertente e poco sanguinosa.
Il Cochi e Renato - quante ripetizioni inutili, Signr - hanno creato contemporaneamente due personaggi importanti per l'Italia che lavora e desidera sorridere in modo intelligente. La carriera di Renato  stata finora pi fortunata di quella del compagno soltanto perch egli (Renato) parla abbastanza bene l'italiano, mentre il Cochi preferisce esprimersi nella sua lingua madre, l'inglese, ancora troppo poco conosciuta nel nostro paese per rappresentare un investimento redditizio. Visto coll'ottica di un nullatenente a vita, la fortuna dei due amici ha intaccato soltanto il loro patrimonio creativo proprio nel momento in cui il filo di un discorso rinnovatore stava producendo risultati non trascurabili nel mondo dell'umorismo italiano, dove autori giovani e vecchi non sono quasi mai intralciati da idee geniali. L'accademia italiana del teatro cosiddetto leggero, la commedia dell'arte, il cabaret, tutte istituzioni di riguardo per la sopravvivenza di un certo modo di ridere, sono di questi tempi molto inaridite. Cochi e Renato hanno per qualche stagione avuto l'opportunit di creare stimoli nuovi interpretando soprattutto i gusti dei giovani che di Fo hanno soltanto sentito parlare e non sono disponibili per il genere tradizionale.
La corsa al cinema sollecitata esclusivamente da interessi poco convincenti sul piano artistico, ha sedotto il Cochi e Renato, manipolandoli in funzione commerciale, quasi fossero i famosi due fustini che quel tale della tv tenta da anni di offrire nei supermercati in cambio di un fustino solo. Il prezzo pagato per la piscina e il cognome sul cartellone  stato enorme trattandosi non di moneta corrente, ma di fantasia e intelligenza. Il futuro di una coppia, ormai non pi tale, sar ricco di sollazzi e primizie, ma chiss che qualche volta non capiti a Cochi e Renato di rimpiangere i tempi del Derby e del tendone di piazzale Cuoco.
In fondo, in fondo basta avere l'ombrela per cantare che la vita l' bela.

FINE.


INDICE

Avvertimento	
Capitolo I	
Capitolo II	
Capitolo III	
Capitolo IV	
Capitolo V	
Capitolo VI	
Capitolo VII	
Capitolo VIII	
Capitolo IX	
Capitolo X	
Capitolo XI	
Capitolo XII	
Capitolo XIII	
Capitolo XIV	






























Finito di stampare
il 10 dicembre 1976
La Tipografica Parmense - Parma

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Fotolito FLAM - Peschiera Borromeo
